Contratti di convivenza, quali sono i diritti

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Domanda :

Ho sentito parlare di contratti di convivenza. È
possibile avere qualche informazione in più? Si possono già fare?
Grazie per la risposta

Risposta :

La Legge n. 76/2016 che qui ci interessa, ha attribuito ai conviventi la facoltà di regolare i propri rapporti patrimoniali e taluni rapporti personali mediante appunto un contratto di convivenza che dovrà essere redatto con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o avvocato, che ne attesta la conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico. Per garantirne l’opponibilità a terzi il professionista che autentica o riceve l’atto deve poi provvedere, entro dieci giorni, a trasmettere copia del contratto al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe. I contratti di convivenza possono essere quindi stipulati da tutte le persone che, legate da vincolo affettivo, decidono di vivere insieme stabilmente (c.d. convivenza _more uxorio)_. Più precisamente, ci si riferisce all’unione di vita stabile tra due persone legate da affetto che decidono di vivere insieme al di fuori del legame matrimoniale o perché è loro preclusa la possibilità di sposarsi (ad esempio, due conviventi dello stesso sesso) o perché è loro precisa volontà quella di non soggiacere al vincolo matrimoniale. Il contratto DEVE CONTENERE: a) l’indicazione della RESIDENZA COMUNE; b) le MODALITÀ DI CONTRIBUZIONE ALLE NECESSITÀ DELLA VITA IN COMUNE, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo; c) la SCELTA DEL REGIME PATRIMONIALE DELLA COMUNIONE O SEPARAZIONE DEI BENI. La legge inoltre estende al convivente taluni diritti e poteri sinora prerogativa dei soli coniugi. Vediamoli schematicamente: · gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ORDINAMENTO PENITENZIARIO ; · il diritto di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle STRUTTURE OSPEDALIERE O DI ASSISTENZA PUBBLICHE, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari in caso di malattia o di ricovero; · il potere di conferire, in forma scritta e autografa un mandato con il quale designare l’altro convivente quale rappresentante con poteri pieni o limitati: in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute (C.D. TESTAMENTO DI VITA); oppure in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie; · la possibilità di essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno; · I DIRITTI SULLA CASA DI ABITAZIONE:  la nuova normativa prevede – fatto salvo quanto previsto dall’articolo 337-_sexies__ _c.c. per l’assegnazione della casa familiare (applicabile in presenza di figli minori anche ai conviventi) a) in caso di MORTE DEL CONVIVENTE PROPRIETARIO DELLA CASA DI COMUNE RESIDENZA _il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni_ (che diventano tre anni ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite) o per un periodo pari alla convivenza, se superiore, e comunque non oltre i cinque anni. Il diritto in ogni caso viene meno nel caso in cui il convivente superstite cessi di abitare stabilmente nella casa di comune residenza ovvero contragga matrimonio, unione civile o intraprenda una nuova convivenza di fatto. b) in caso di MORTE DEL CONDUTTORE O DI SUO RECESSO DAL CONTRATTO DI LOCAZIONE della casa di comune residenza, il convivente ha facoltà di succedergli nel contratto. · IL DIRITTO DI PREFERENZA NELL’ASSEGNAZIONE DI ALLOGGI DI EDILIZIA POPOLARE: secondo la citata legge n. 76/2016 [1] nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto. · IL DIRITTO A PARTECIPARE AD UN’IMPRESA FAMILIARE: il provvedimento estende al convivente di fatto la disciplina propria dell’impresa familiare, e propone l’inserimento nel codice civile un nuovo articolo 230-_ter_ in base al quale riconoscere al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente (e tale collaborazione non derivi da un rapporto di lavoro subordinato o di società) una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. · IL DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO IN CASO DI MORTE DERIVANTE DA FATTO ILLECITO: recependo orientamenti giurisprudenziali oramai consolidati la legge in esame equipara la convivenza di fatto al rapporto coniugale ai fini del risarcimento del danno in caso di decesso del compagno. · IL DIRITTO AGLI ALIMENTI IN CASO DI CESSAZIONE DELLA CONVIVENZA: in caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice può riconoscere al convivente il diritto di ricevere dall’altro convivente gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza medesima laddove egli versi in stato di bisogno, e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. · I DIRITTI SUCCESSORI: la convivenza rimane ancora irrilevante dal punto di vista successorio (a differenza di quanto previsto in tema di unioni civili). Pertanto nessun diritto spetta _ex lege_ al convivente in caso di morte del compagno, né la legge in esame ha pensato di agevolare, sotto il profilo fiscale, eventuali donazioni o lasciti testamentari tra i conviventi (che, essendo tra loro estranei, sconterebbero la massima aliquota). Il contratto di convivenza si risolve per a) ACCORDO DELLE PARTI; b) RECESSO UNILATERALE; c) MATRIMONIO O UNIONE CIVILE TRA I CONVIVENTI O TRA UN CONVIVENTE ED ALTRA PERSONA; d) MORTE DI UNO DEI CONTRAENTI. Avv. Francesca R. Passalacqua Links: ------ [1] http://www.altalex.com/documents/news/2016/03/23/unioni-civili-testo