Il vecchio ponte sull’Arno, tra storie e leggende

Il ponte sull’Arno che collegava Signa all’altra sponda risale a tempi antichi, non si esclude addirittura che in zona passasse la via etrusca del ferro. Sicuramente ne fu costruito uno in pietra, con sette archi, in epoca medievale, come testimonia anche lo stemma comunale. Si trovava dove adesso c’è la passerella pedonale, costruita nel secondo Dopoguerra. Sotto l’Arno in quel punto ci sono quindi dei resti del vecchio ponte, probabilmente risalenti al Millecento, ma forse anche più antichi. E non è l’unica curiosità.

In questi giorni di eccezionale caldo e siccità, il Gruppo archeologico signese ha deciso di fare un sopralluogo alla passerella, per scattare delle foto d’archivio. “L’ultima volta che è stato possibile rivedere questi resti erano gli anni Novanta – spiega il presidente del Gruppo, Federico Gori – e con l’assessore alla Cultura ne abbiamo approfittato per dare un’occhiata alle fondamenta del ponte. Sicuramente la base è di epoca medievale ma forse ci sono resti ancora più antichi sotto”.

Un ponte importante, per lo sviluppo di Signa e della zona. C’è addirittura chi ritiene che sia quello il ponte dipinto da Leonardo da Vinci nella Gioconda.

La passerella pedonale è stata costruita negli anni Cinquanta, grazie a una colletta della popolazione di Sant’Anna e della Costa, spiega l’assessore Giampiero Fossi. Il ponte infatti venne distrutto dai tedeschi il 4 agosto del 1944 mentre veniva liberata Lastra a Signa. Subito dopo venne realizzato un ponte Bailey e infine quello in cemento, pedonale. Negli stessi anni, più o meno, in cui veniva costruito a poca distanza il ponte sull’Arno a due corsie, che utilizziamo oggi. C’è un’altra curiosità che si trova sotto l’Arno in quel punto. “Si dice che sotto il ponte – spiega Fossi – si trovi anche la grande statua di Felice Cavallotti, che si trovava nell’omonima piazza della Costa. La statua, alta più di sei metri, realizzata da Vittorio da Volterra su commissione di un Comitato di cittadini, fu buttata giù in epoca fascista, nel 1925, per ordine di Carlo Sestini. La statua venne issata su un camion e gettata nell’Arno dal ponte. Gli anziani raccontano di aver visto qualche volta affiorare la testa di Cavallotti dalle acque in periodo di siccità. Almeno fino a quando il ponte nel 1944 venne fatto saltare dai tedeschi e allora le pietre caddero nell’acqua”. E quanti segreti ancora ci saranno in quelle acque…

Un ringraziamento a Federico Gori per le foto.