L’arrivo del treno a San Donnino, che spaventava le mucche

CAMPI BISENZIO – C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui il treno che usiamo quotidianamente veniva visto con sospetto. E’ quanto accaduto a San Donnino nell’Ottocento.
Nel 1839 iniziarono i lavori per realizzare la linea della ferrovia tra Firenze e Livorno, la “Leopolda” e la prima stazione ad essere costruita fuori dal capoluogo fu quella di San Donnino. I lavori della linea partirono nel 1844 per via dell’alluvione che sommerse il tracciato e che costrinse a fare delle varianti nel percorso. Secondo quanto riportano Marco Conti e Andrea Novembrini nel libro “San Donnino a Campi Bisenzio – Profilo storico del borgo” gli abitanti non furono per niente contenti della realizzazione della stazione e della ferrovia. Il rumore del treno, scrivono gli autori, spaventavano le mucche che davano meno latte, le faville della locomotiva incendiavano i campi, le viti prendevano malattie che venivano attribuite al passaggio del treno, il terrapieno dove scorrevano i binari interrompeva la viabilità dei poderi. Si riporta anche un episodio in cui un cantoniere che stava lavorando alla linea ferroviaria venne apostrofato da un abitante di San Donnino, tale Luigi Ugolini detto “Chiacchierino”, con un “accidenti a chi vi paga”.
Il passaggio del treno da San Donnino è raccontato anche da Carlo Lorenzini, il “babbo” di Pinocchio ne “Un romanzo in vapore da Firenze a Livorno”. Collodi ricorda un proverbio fiorentino in cui si diceva “andare a San Donnino” per intendere “arrabbiarsi” perché nella chiesa di San Donnino era custodito un chiodo del martirio del santo che la gente morsa dai cani, che potevano essere malati di idrofobia, era solita utilizzare per bruciare o cicatrizzare la ferita.

Fonte “San Donnino a Campi Bisenzio – Profilo storico del borgo” di Marco Conti e Andrea Novembrini, Pagini editore