Sesto Fiorentino: Stefano Pelli (Firenze in bici) “le ciclabili sono deboli proprio nel capoluogo”

SESTO FIORENTINO – “Il problema più grosso è Firenze; quanto a Sesto, c’è un piano di piste ciclabili molto ben pensato, anche se non troppo realizzato”. Così la pensa Stefano Pelli di “Firenze in bici”, l’associazione fiorentina nata per dare voce ai ciclisti in città che oggi conta 618 iscritti e si sta “allargando” nella Piana. “E’ dal 2005 che chiediamo un collegamento con via Pasolini- dicono all’associazione- abbiamo organizzato anche un paio di raccolte firme da un migliaio di aderenti ciascuna, ma sono rimaste lettera morta”.  Il problema principale sembrerebbe essere la difficile definizione urbanistica dell’area di Castello.  Nel caos di terreni sotto sequestro, cittadelle parchi e piste parallele, l’amministrazione comprensibilmente nicchia all’idea di realizzare qualcosa che potrebbe essere smantellato domani. “Vorrebbero aspettare che le cose siano più definite, ma non si può aspettare un decennio – afferma Pelli – l’intervento più semplice sarebbe su via delle due case, dove almeno potrebbe essere messa una segnaletica a salvaguardia dei ciclisti”. Certo non sarebbe male una ciclabile nella zona a nord della ferrovia, ma qui sembra ancora più impossibile perché molto spazio in via Sestese è stato occupato dalla corsia preferenziale dell’autobus.

In effetti una via per Firenze c’è già, è quella che da via Pasolini va giù verso le Cascine, anche se “la parte di Sesto è sterrata ma con le luci, la parte di Firenze è asfaltata ma senza luci”. Anche per l’ultimo tratto di via Pasolini, quello davanti alle Centro delle Poste dove manca la ciclabile e va percorsa sul marciapiede, c’è un accordo con il Consorzio di Bonifica per un tratto alternativo lungo l’argine, sullo sterrato, in previsione di completare l’ultimo pezzo di pista. “Il problema principale rimane Firenze” dice Pelli. Sesto invece promosso, ma con riserva “Qui l’amministrazione ha predisposto tutto un sistema di ciclabili molto ben pensato, anche se solo in parte realizzato, sia come chilometraggio, sia per via delle piste che in realtà sono marciapiedi e contendono spazio ai pedoni, come in viale Ariosto”.

F. G.