A Sesto niente tram a vapore

SESTO FIORENTINO – E’ ragionevole ritenere, e le nostre ricerche lo hanno confermato, che ormai nessun sestese ricordi di aver visto il tram a cavalli che dal 25 settembre 1881 al 9 dicembre 1889 collegò Sesto al capoluogo. Tuttavia molte sono le notizie trasmesse oralmente che hanno aiutato e consolidato questo lavoro di ricostruzione storica. In particolare, comunque, fino dal 1865, con il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, si presentò agli amministratori fiorentini il problema dei trasporti pubblici e serviva una soluzione rapida sia a causa dell’espansione urbanistica cittadina, sia a causa del costante aumento demografico.

Il 1 giugno 1865 le prime quattro linee di omnibus a cavalli inaugurarono la nuova era dei trasporti cittadini. Da piazza della Signoria, centro storico e amministrativo, vennero collegati i quattro punti cardinali della città: Porta al Prato, Porta Romana, Porta alla croce e Porta San Gallo. Costo del biglietto dieci centesimi… Nei mesi successivi altre linee presero il via ed in pochi anni Firenze dispose di una rete di trasporti davvero notevole.

Due anni dopo, il 25 settembre 1881, fu istituito anche una linea per Sesto che da Piazza Stazione, per via Jacopo da Diacceto, ponte all’Asse, Rifredi e Castello raggiungeva il nostro “borgo”, come veniva allora citato nelle carte ufficiali Sesto Fiorentino. Già l’anno prima l’amministrazione comunale sestese aveva provveduto a creare un’area per la sosta del nuovo mezzo di trasporto, espropriando alcuni immobili posti di fronte al Palazzo Pretorio ed in linea con il teatro Niccolini, attuale sede della Banca Monte dei Paschi di Siena.

Il contributo maggiore fu dato dalla famiglia Ginori, che cedette il terreno per la piazza e lo spazio necessario per allargare l’inizio di via di Colonnata (ora via Matteotti). Infatti, il Comune di Sesto attribuì alla piazza il nome, che porta tutt’ora, della Nobile famiglia in segno di riconoscimento per la generosità dimostrata. Da parte sua la “Società dei Tramways” si era costruita un vasto capannone all’ingresso di Sesto, all’angolo dell’attuale viale della Repubblica (ora sede di una Banca) quale deposito per le vetture. Successivamente il capolinea venne spostato più avanti di un centinaio di metri e pertanto le rotaie raggiunsero l’angolo di via Cavallotti. Nello slargo antistante avvenivano le inversioni di marcia delle vetture e la sosta stessa.

Piazza Ginori fu per alcuni decenni, almeno fino agli anni trenta luogo di stazionamento e partenza dei “legni” che facevano servizio per Settimello e Calenzano e, nei giorni di mercato, per Campi e Prato. La linea di Sesto, trainata da cavalli, era stata inizialmente progettata per la trazione a vapore, già in atto con successo per Prato, Greve e San Casciano. L’assenso della società concessionaria e dell’amministrazione fiorentina per il nuovo sistema di trazione fu fortemente osteggiata dagli abitanti di Rifredi e di Castello, già contrariati per la posa dei binari a causa della sede stradale, a poco più di un metro dalle porte delle loro case. Fu così che venne prontamente sottoscritta e presentata alle autorità municipali fiorentine una petizione con oltre seicento firme, un vero e proprio plebiscito per quei tempi, contrario alla trazione meccanica, ma la linea ferrata era già pronta e pertanto non restò che usare la trazione animale che rimase tale fino al 1898, quando subentrò quella elettrica.

Da segnalare che la prima linea elettrificata fu la Firenze-Fiesole in esercizio fin dal 1890 e che sempre in quell’anno il capolinea di Sesto fu spostato in via de’ Pecori, col nuovo percorso piazza Stazione, via Alamanni, rampa del Romito, Rifredi, Castello, Sesto. Sesto era servita fina dal 1860 dalla ferrovia Firenze-Prato.Pistoia e benché la stazione fosse stata fino al 1900 in piazza della Chiesa, dunque meno decentrata dell’attuale e più a portata di piede… I suoi cittadini la snobbarono sempre, preferendo sempre il più lento, scomodo ma anche più “intimo” tranvai.

Nel 1907 le linee furono numerate e Sesto ebbe il numero 18 che divenne numero 28 nel 1947. In precedenza sul fronte di ogni vettura era solo indicata la destinazione con colori diversi per ogni linea e ciò per dare modo agli analfabeti di riconoscere, appunto dal colore, la destinazione che loro interessava.
Oggi Sesto è servita da una buona rete di moderna i e veloci autobus, ma quanto nostalgia negli anziani che ricordano ancora gli “strapazzapoeri” di tanti anni fa.

Stefano Taddei