Arrighetto da Settimello e la fortuna avversa

CALENZANO – “O Fortuna, velut luna, statu variabilis…” Le famosissime parole iniziali dei Carmina Burana parlano dell’incostanza e inaffidabilità della fortuna, tema molto diffuso nel Medioevo. Ma all’epoca anche  un poeta e scrittore nostrano affrontò, con successo, l’argomento. Si tratta appunto di “Henricus Septimellensis”, Arrigo da Settimello, di cui si hanno poche notizie, ma la certezza della sua opera più famosa: “Elegia de diversitate fortunae et philosophiae consolatione” datata 1193, che fu poi tradotta in volgare e in italiano come “Arrighetto” oppure “Trattato contro l’avversità della fortuna di Arrigo da Settimello”. Le poche notizie tramandate vengono direttamente dal suo libro: nato a Settimello da una famiglia povera, era divenuto sacerdote completando i suoi studi a Bologna, ma – se si prende per buona la storia narrata nell’elegia, che pare autobiografica – la  sua ascesa si era arrestata da un capovolgimento di fortuna. Era infatti stato sollevato dal suo incarico, un posto importante, probabilmente dal vescovo di Firenze, al quale perciò il poeta negli ultimi suoi versi umilmente si raccomanda. Da qui il nomignolo “pauper Henricus”, povero Enrico, Arrighetto. Il suo testo ebbe grande diffusione e rilevanza all’epoca, e venne ripreso e citato da vari autori, tra cui Dante, anche se poi la versione originale in latino con le nuove traduzioni cadde nel dimenticatoio. Aldilà delle innovazioni stilistiche e di linguaggio e della cronaca dell’epoca (addirittura parla della prigionia di Riccardo Cuor di Leone in Terra Santa) l’elegia di Arrigo suonò nuova  nella risposta da dare alla sfortuna. In un’epoca in cui alla vita terrena, densa di imprevisti e sfortune, si contrapponeva la speranza della vita ultraterrena come unica consolazione, il religioso Arrigo propone un’altra soluzione. Anche se non ci si può sottrarre ai capovolgimenti della sorte la filosofia può dare all’uomo la coscienza della sua autonomia morale; anche in questa terra, nella vita materiale, c’è un mondo dove la fortuna non può spadroneggiare: il libero spirito umano. Un sacerdote ma anche un filosofo e un libero pensatore; alcuni studiosi hanno addirittura indicato Arrigo come un antesignano del Rinascimento.
A Calenzano a ricordarlo c’è una scuola media a lui dedicata, in via Mascagni, e a Settimello e a lui intitolata la via principale.

F.G.