Guelfi e Ghibellini, ebbe tutto inizio a Campi

CAMPI BISENZIO – “Come Guelfi e Ghibellini”, viene detto a volte per indicare il carattere litigioso e pronto a dividersi in fazioni dei fiorentini. Ma molti non sanno che secondo leggenda la secolare inimicizia non ebbe inizio a Firenze, bensì a Campi Bisenzio. Dante Alighieri e altri cronisti dell’epoca rimandano l’origine delle lotte tra le famiglie fiorentine, da un lato Amidei, Uberti, Lamberti, Fifanti-  ghibellini – dall’altro Cerchi, Donati, Infanfati, Buondelmonti e altri – guelfi – ad un episodio specifico. Tutto sarebbe da rimandare all’omicidio del giovane Buondelmonte da Buondelmonti, la domenica di Pasqua, 25 marzo 1216, vicino a Ponte Vecchio e alla Torre degli Amidei (oggi sede di una gioielleria); un episodio che generò una spirale di odi e di vendette. Ma l’omicidio non ci sarebbe stato senza prima un banchetto disgraziato, tenutosi proprio alla Rocca Strozzi (all’epoca Castrum Mazzinghorum) che troneggiava sul Bisenzio. Qui  Mazzingo dei Mazzinghi, appena ordinato cavaliere, decise per l’occasione di dare una festa con banchetto e invitò i giovani rampolli delle più importanti famiglie fiorentine. Ma tra gli scherzi pare che un giullare abbia scelto la persona sbagliata per “rubargli” un tagliere pieno di carne da sotto il naso: il signor Uberto degli Infangati, che era accompagnato da Buontelmonte, si arrabbiò. Per questa sua reazione venne ripreso dal signor Oderico dei Fifanti, a cui però Uberto non mancò di rispondere male (“tu menti per la gola!”), beccandosi a questo punto in faccia uno dei suddetti taglieri da Oderico. Seguì un tafferuglio e, siccome a quell’epoca non si andava per il sottile, l’amico Buondelmonte ferì ad un braccio Oderico dei Fiftanti con un coltello.
Qui finisce l’episodio campigiano e inizia la vicenda tutta fiorentina, raccontata da vari cronisti: per cercare di ricomporre il dissidio, le famiglie propongono un matrimonio “riparatore” tra Buondelmonte dei Buontelmonti e una donna della famiglia degli Amidei (nipote del Fifanti). Ma il giovanotto Buondelmonte non trova di meglio che disertare le nozze già fissate e, proprio quel giorno andare a fare promessa di matrimonio a un’altra giovane, evidentemente più bella ma appartenente alla famiglia Donati. E il tutto passando proprio di fronte alle finestre dei palazzi delle famiglie offese. Fu un affronto a cui doveva seguire vendetta: si riunirono  Amidei, Uberti, Lamberti, Fifanti  nella chiesa di Santa Maria sopra Porta per decidere il da farsi. Una bella bastonatura? Uno sfregio permanente sul viso? Fu Mosca dei Lamberti a dare suggerimenti più drastici e definitivi, con la fatidica frase: “Cosa fatta capo ha”. Per questo si guadagnò un posto all’Inferno, almeno nella Commedia di Dante. Ma l’uccisione di Buondelmonte dei Buondelmonti, nel giorno di Pasqua e delle sue “nuove” nozze, e la scia di sangue che ne seguì, erano ormai state decise.
Fu dunque davvero a Campi che nacquero i dissidi tra Guelfi e Ghibellini che insanguinarono l’Italia e mezza Europa per circa un secolo? Ovviamente, come si studia a scuola, le due parti nascono in Germania e sostenevano da un lato l’imperatore di origine teutonica, dall’altro il papato, e l’avversione rientrava in un gioco di politica e potere ben più grande di liti d’onore tra signorotti. Come sottolineano alcuni studiosi, lo schierarsi con la parte Guelfa o Ghibellina delle famiglie prima, dei Comuni poi, rientra più in una logica di ammantare e nascondere con una idealità politica precedenti contrasti di città ma anche di famiglie, di consorterie, di quartieri, favorita dalla confusione che all’epoca regnava in molti Comuni in mancanza di autorità riconosciute, prima dell’avvento delle Signorie. Spesso le liti erano dovute più a questioni meschine, di soldi e terreni, che d’ideali o d’onore. Ma come la guerra di Troia nella leggenda viene ricondotta al banchetto degli dei dove fu fatta rotolare la mela della discordia, e al matrimonio di Paride ed Elena, così anche le sanguinose guerre medievali nostrane vengono ricondotte a un banchetto e un matrimonio disgraziati. Con, al posto della mela di Paride, un toscanissimo… tagliere di ciccia.
Fonti: Fabrizio Gabrielli, Guelfi e Ghibellini

Francesca Gambacciani