Il ponte sull’Arno, croce e delizia dei signesi…

Chissà se i signesi riusciranno mai a vedere realizzato il loro sogno di un secondo ponte sull’Arno. Di sicuro quello che attraversiamo oggi è stato costruito nel secondo dopoguerra, perché quello precedente è stato distrutto sotto i bombardamenti del 1944 ed è stato realizzato accanto a quello vecchio, dove oggi è rimasta la passerella pedonale.

Il ponte, croce e delizia di signesi e lastrigiani, è stato distrutto e costruito varie volte, a partire dal Duecento, quando è attestata dai documenti la sua esistenza. Era un passaggio strategico perché l’unico attraversamento sul fiume, oltre a quello di Fucecchio, sulla via Francigena. I traffici sul ponte erano gestiti dai monaci cistercensi della Badia di San Salvatore a Settimo, ai quali i signesi avevano concesso di costruire una pescaia. All’epoca passavano in direzione di Firenze grandi quantitativi di sale, lana, formaggio. Nel 1325 la Repubblica fiorentina decise di fortificare il ponte per frenare l’avanzata di Castruccio Castracani, ma fu inutile: il capitano lucchese lo distrusse. Ricostruito, pochi anni dopo venne travolto dalla piena, nel 1333.

Quanto all’aspetto del ponte in epoca medievale, ce lo racconta lo stemma del Comue di Signa, scolpito nel 1393 che si trova sul portale destro della Pieve di San Giovanni Battista: aveva sette archi e una torre merlata. Nei secoli il ponte ha continuato a essere un punto nodale dei trasporti e dei traffici commerciali.

fonte: “Storia della comunità di Signa”, edifir edizioni