La battaglia della Fonte dei Seppi e il mistero del Cippo dei partigiani

SESTO FIORENTINO – La storia della Battaglia della Fonte dei Seppi continua nella storia del suo cippo commemorativo, che i sestesi conoscono semplicemente come “Il cippo dei partigiani”. Una storia “travagliata”, e che presenta anche un mistero.
Un anno dopo la battaglia, nel luogo dello scontro presso gli “Scollini”, fu posto dalla sezione locale del Cnl una lapide commemorativa con i nomi dei caduti, di cui si era tramandata (anche se non si sa esattamente come) memoria. L’iscrizione recava i nomi dei ragazzi morti e le parole “Alla memoria
dei martiri della barbarie nazifascista che sulle verdi pendici combattendo caddero il 14 luglio 1944
offrendo in olocausto la giovane vita per la libertàe la giustizia sociale. Il C.L.N. di Sesto Fiorentino 14 – 7 – 1945”.
Purtroppo la lapide, a fine febbraio del ’75 viene trovata distrutta da vandali ignoti, molto probabilmente nostalgici fascisti;  il 25 aprile viene di nuovo ricollocata e inaugurata, con una targa a ricordo del fatto. Ma non è ancora pace per la memoria storica; altre tre volte il cippo viene distrutto, di cui una volta con esplosivo: uno a ottobre del 1975, una a aprile 1977 e un’ultima volta nell’autunno del 1977. Ogni volta il gesto suscita sdegno nella popolazione, e la ricostruzione e ri-inaugurazione è accompagnata da manifestazioni, volantini, eventi pubblici. L’ultima volta che viene ricostruito, nel 1977, il cippo è molto più grande di quello originale: è quello definitivo, che ancora oggi viene ogni anno omaggiato dalle istituzioni con la cerimonia di commemorazione e la deposizione della corona d’alloro.
Ma rimane un mistero, nella storia del cippo, e nella ricostruzione dei fatti della battaglia della Fonte dei Seppi. I partigiani caduti erano undici o tredici? Guardando le foto in bianco e nero, si vede che nella prima lapide i nomi erano 11, mentre dopo il 1975, spuntano fuori altri due caduti: Braccesi Nello detto “Biondo” e Landi Alfredo detto “Medoro”. Come mai? Il motivo non è chiaro; forse si trattava di corpi rinvenuti dopo, o di partigiani caduti in altra occasione che si è voluto comunque qui omaggiare. Sicuramente si tratta di nomi che si è voluto ricordare:
Biancalani Raffaello – “Macchi”
Braccesi Nello – “Biondo”
Bugamelli Pietro – “Gnagnero”
Ferrantini Pietro – “Stoppa”
Fiorelli Egizio – “Baffo”
Frigidi Corrado – “Corrado”
Landi Alfredo – “Medoro”
Lumini Roberto – “Tom”
Mazzoni Silvano – “Scorza”
Monselvi Osvaldo – “Baddo”
Poli Aristodemo – “Prato”
Sarti Emilio – “Stracchino”
Stefani Lando – “Agnellone”

Le foto sono di proprietà di Stefano Fiorelli

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Francesca Gambacciani