La storia di piazza del Cisternone e della gallina d’oro di Castruccio

L’attuale piazza Claudio Bigagli, nel centro del Castello di Signa, viene ancora oggi chiamata da molti signesi “piazza del Cisternone”. Il nome deriva da una grande cisterna che in epoche antiche veniva utilizzata per rifornire di acqua piovana tutto il castello. Sembra infatti che un tempo tutti i tetti della piazza avessero le grondaie indirizzate verso questo grande serbatoio che probabilmente occupava tutta la piazza.
Sino agli anni Sessanta una pompina, che in seguito fu affiancata dalle tubature del moderno acquedotto, permetteva il prelievo delle acque piovane e veniva spesso utilizzata per fini non propriamente potabili ma vicini comunque ad usi domestici. Mi ricordo che l’acqua per bere veniva presa dalla fontana dell’acquedotto mentre per usi di pulizia si ricorreva ancora al cisternone. Qualcuno utilizzava quelle acque anche per la cottura di cereali: si diceva che l’acqua piovana favorisse un migliore risultato nella preparazione di ceci e fagioli. Una volta, ero molto piccolo, mi avevano regalato un piccolo bicchiere di vetro con il mio nome inciso ed io per provarlo andai non alle mezzine di casa, troppo pesanti, ma direttamente alla fonte: bevvi l’acqua del cisternone. Nonostante la paura presa dalla mia famiglia non ne ebbi alcuna conseguenza. Fra i ragazzi si raccontava che alcuni cunicoli sotterranei portavano direttamente sotto la piazza e che quindi occorreva molta prudenza quando, per cercare magari la gallina d’oro di Castruccio, ci si avventurava alla luce di torce in quelli che un tempo erano stati i passaggi sotterranei del Castello. Io stesso, quando entravo in quei sotterranei, avevo paura di trovarmi all’improvviso in una enorme, scura, vasca piena di acqua dalla quale sarebbe risultato impossibile uscirne.
Ancora negli Anni Settanta era possibile introdursi dall’alto nel cisternone e chi lo ha visto racconta di uno spazio grandissimo coperto con una volta a botte riempito perlopiù oggi non da acque piovane ma da liquami di vario genere. L’attuale nome della piazza, utilizzata a lungo dai ragazzi come campo di calcio con gli ingressi di via delle torri e di via dell’orologio promossi a porte, vuole rendere onore a Claudio Bigagli, un ragazzo che abitava in questa piazza, partito come volontario nel nuovo esercito italiano per liberare, a fianco degli alleati, il nostro paese dall’occupazione nazifascista e caduto ad Alfonsine durante la vittoriosa battaglia del Senio.
Ogni tanto, nelle chiacchere di paese si parla di una eventuale pulitura di questo grande spazio che, unito ai cunicoli ancora percorribili, potrebbe offrire elementi di un certo interesse, sia storico che artistico, capaci di dare nuove luci su una realtà di importanza fondamentale per tutta la Firenze del XIII e del XIV secolo, come il Castello di Signa, ma che ancora resta avvolto da dai veli di un mistero difficilmente decifrabile.

Giampiero Fossi
assessore alla Cultura del Comune di Signa