Lanciotto Ballerini e Valibona (2)

CAMPI BISENZIO – Dopo una prima fase di spedizioni tra la popolazione civile per recuperare il vettovagliamento e le armi necessarie, la formazione dei Lupi Neri cominciò l’azione vera e propria. A comporre la formazione c’erano circa 46 uomini, ma al momento della battaglia di Valibona la formazione si era ridotta a 17 unità, perché 23 partigiani erano stati spostati per ordine del Ctln e altri 6 erano scesi a Campi e Sesto per festeggiare il Natale con le famiglie.

La battaglia avvenne infatti il 3 gennaio, quando il distaccamento era impegnata in uno spostamento strategico verso i Faggi di Javello per coordinarsi con squadre partigiane della Val di Bisenzio di Prato e con i gruppi partigiani dell’Appennino pistoiese. Negli ultimi giorni del 1943 la formazione era stata protagonista di una piccola scaramuccia con alcuni militi fascisti in località Cornocchio, in seguito alla quale le autorità repubblichine pratesi decisero una spedizione punitiva in forze (150/200 uomini). Numerose forze fasciste avevano risalito la Calvana da due diverse direzioni, da Vaiano, località La Briglia e da Calenzano, località Secciano. Ne facevano parte elementi della banda Carità, una formazione della guardia repubblichina guidata da Duilio Sanesi, comandante del presidio di Prato, i carabinieri e i fascisti dei Comuni limitrofi, reparti agguerriti, ben armati e equipaggiati. E’ senz’altro una lotta impari e dall’esito apparentemente scontato, ma i 17 vendettero cara la pelle.

Così racconta quanto avvenne uno dei sopravvissuti, Ferdinando Puzzoli: “Il 3 Gennaio 1944: alle sei del mattino, noi dormivamo in un fienile di muratura adiacente a tre case coloniche raggruppate in località Valibona. Ad un tratto mi sento violentemente scuotere il braccio. E’ il sovietico Mírko che, con voce emozionata, mi dice : – Commissario siamo accerchiati! Tanti e tanti fascisti con mitraglie in pieno assetto di guerra. Mi alzo scuoto Lanciotto e gli riferisco l’accaduto ed egli silenziosamente si alza. Mi rivolgo sottovoce al sovietico e gli dico che svegli tutti gli uomini. Il sardo Ventroni, addetto al fucile mitragliatore, piazza la sua arma verso l’entrata del fienile”.

Lanciotto Ballerini si rese subito conto che l’unica soluzione possibile era rompere l’accerchiamento e tentare una manovra di sganciamento con una sortita e diede l’ordine di attacco. Seguì una battaglia che infiammò per più di tre ore. Secondo un altro testimone, Loreno Barinci, Lanciotto “in piedi a gambe larghe, prende le bombe ad una ad una, gira a lungo il braccio come avesse una clava e le lancia lontano dove pensa che i fascisti siano più fitti. E quelli credevano che noi si avesse un mortaio”. Lanciotto lottò fino al corpo a corpo con un ufficiale nemico, su cui riuscì ad avere la meglio colpendolo alla testa con il calcio della rivoltella. Alla fine però, un colpo alla testa non dette a Lanciotto che il tempo di mormorare. “Mamma, mi hanno preso”, e cadde. Non invano però: con i suoi assalti aveva rotto l’accerchiamento e dato modo a parte dei suoi uomini di fuggire.

Assieme a lui morirono quel giorno Luigi Giuseppe Ventroni, morto carbonizzato nel fienile a cui era stato dato fuoco e il russo Vladimiro, catturato e ucciso con un colpo alla testa. Altri quattro partigiani vennero catturati: Mario Ori ferito a un braccio; a Tommaso Bertovich spaccarono la testa; Corrado Conti e Benito Guzzon vennero percossi selvaggiamente e tutti i prigionieri, dopo intimidazioni e sevizie, vennero in tarda serata consegnati ai tedeschi alla Fortezza da Basso. Loreno Barinci, rimasto a terra e creduto morto, venne catturato il giorno dopo, mentre gli altri nove partigiani riuscirono a rompere l’accerchiamento e a trovare riparo in direzioni diverse. Dall’altra parte si contarono 5 morti tra cui il capo della spedizione Duilio Sanesi e circa 12 feriti. Per punire i contadini dell’ospitalità data ai partigiani, i fascisti bruciarono e saccheggiarono tutte le case di Valibona, catturarono e legarono i vecchi, le donne e i bambini, compresa una donna incinta, che vennero caricati e condotti alla Fortezza da Basso. Come scoperto recentemente, pare fu proprio perché si opponeva alle rappresaglie sulla popolazione che venne ucciso – dai fascisti – il maresciallo dei carabinieri Pierantozzi, trovato morto a Valibona.

Attualmente Valibona è un borgo fantasma, ma il memoriale è stato ristrutturato ed è celebrato ogni anno con una festa popolare ogni 25 aprile.

Questi i nomi dei 17 Lupi Neri di Valibona:

  • Lanciotto Ballerini, da Campi Bisenzio
  • Loreno Barinci, da Sesto Fiorentino
  • Tommaso Bertovich, da Belgrado: ex prigioniero jugoslavo scappato dal carcere dopo l’8 settembre 1943
  • Corrado Conti, da Sesto Fiorentino
  • Benito Guzzon, da San Bellino (Rovigo)
  • Stuart Hood, detto “Carlino”, Capitano scozzese fuggito da un campo di prigionia al momento dell’armistizio
  • Matteo Mazzonello, da Trapani
  • Mirko, soldato ucraino fuggito anche lui dalla prigionia
  • Mario Ori, da Firenze
  • Ciro Pelliccia, da Afragola (NA)
  • Antonio Petrovich, da Ogulin (Croazia)
  • Ferdinando Puzzoli, da Campi Bisenzio
  • Danilo Ruzzante, da Anguillara Veneta (provincia di Padova)
  • Guglielmo Tesi, da Campi Bisenzio
  • Vandalo Valoriani, da Sesto Fiorentino
  • Luigi Giuseppe Ventroni, da Oristano
  • Vladimiro, da Mosca (Russia), altro ex prigioniero

La salma di Lanciotto venne accolta l’8 gennaio a Campi Bisenzio non soltanto dalla famiglia, ma dal parroco Don Ciotti e da un’incredibile folla di persone presente nonostante le minacce dei fascisti. Dopo la guerra alla sua memoria venne attribuita dalla Repubblica Italiana la medaglia d’oro al valore militare, con questa motivazione: “Comandante dal settembre 1943 la I Formazione Garibaldina Toscana, la guidò valorosamente per 4 mesi nelle sue molteplici azioni di guerra. Con soli 17 uomini affrontava preponderanti forze nemiche e, dopo aver inflitto fortissime perdite, sì da costringerle a ritirarsi su posizioni retrostanti, assaliva arditamente da solo, a lancio di bombe a mano, l’ultima posizione che ancora minacciava la sorte dei suoi uomini,. Cadeva, nel generoso slancio, colpito in fronte dal fuoco nemico”.

Fonti:

http://campibisenzio.anpi.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Lanciotto_Ballerini

http://web.comune.calenzano.fi.it/portale/

https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Valibona

Francesca Gambacciani