Piazza Galvani, tra storia e prospettive di recupero

SESTO FIORENTINO – Era il 1848 quando il treno arrivò per la prima volta a Sesto. La strada ferrata realizzata quell’anno in direzione Prato sconvolse non poco l’abitato del piccolo borgo, (basti pensare a via Frosali e via dei Cancellini, strade rimaste “mozzate” dalla ferrovia) sebbene la stazione fosse di piccole dimensioni – poco più a ovest di piazza della Chiesa – e neanche ben collegata con il centro, visto che per arrivarci si doveva traversare un passaggio a livello e andare in via di Rimaggio. Fu solo nel 1899, con l’approvazione del nuovo piano regolatore, che venne decisa la costruzione di una stazione ferroviaria degna di questo nome – quella attuale – e dello scalo merci, la costruzione in mattoncini rossi tuttora visibile passando in treno lungo la ferrovia nello spazio abbandonato a sud di via Savonarola. Le nuove costruzioni dovevano in fatti rispondere alle esigenze industriali sia della Ginori che dello stabilimento di prodotti alimentari Torrigiani, che si affacciava direttamente sulla strada ferrata, nonché dei numerosi saponifici presenti a Sesto. Fatta la stazione, nel 1900 il piano regolatore fu modificato per consentire l’immediata realizzazione del collegamento con la cittadina. Dove probabilmente all’epoca non c’era altro che campo, vennero realizzati piazza Galvani, viale Ferraris e il secondo tratto di via Garibaldi. Oltre alla stazione e alla bella villa con torretta rimasta identica anche oggi, piazza Galvani si trovò ad ospitare fin quasi da subito un altro edificio importante per la cittadina: dopo un referendum cittadino il Comune decise la realizzazione dell’officina per a produzione e distribuzione dell’energia elettrica, che venne inaugurata nel dicembre 1905 sul lato “verso Prato” della piazza. Si trattò di una vera rivoluzione, che portò la cittadina, all’avanguardia per i tempi, a poter sostituire l’illuminazione pubblica a petrolio con lampioni a incandescenza più efficienti, oltre a consentire notevoli miglioramenti sia per l’uso domestico nelle case sia soprattutto per l’utilizzo in campo artigianale e industriale. Il sito, tra l’altro, è ancora di proprietà dell’Enel.
Anno dopo anno, decennio dopo decennio, sia la stazione che la piazza hanno visto numerosi cambiamenti; purtroppo, non sempre in meglio. Attualmente l’area versa in uno stato di generale degrado più volte lamentato dai cittadini: sia per episodi di vandalismo e microcriminalità dovuta a scarsi controlli (e alla mancanza di personale fisso delle ferrovie) sia per l’abbandono di svariati edifici attorno la piazza, basti pensare ai grandi depositi ferroviari visibili solo in parte dalla via. Già il regolamento urbanistico del 2006 aveva analizzato la situazione della piazza prospettando la realizzazione di edifici, aree a verde pubblico e parcheggio nei siti di Enel e Ferrovie. Anche perché esisterebbe una convenzione tra Comune, Cavet e Ferrovie risalente addirittura al ’98. Maggioranza e opposizione sono tornate più volte sul tema; senza grande successo, sembra almeno fino ad oggi. Recentemente l’Associazione culturale “A Sesto Acuto”, creata da un gruppo di architetti, ingegneri, geometri “volenterosi”, si è offerta di studiare il caso della piazza e proporre varie soluzioni per un suo recupero. Se guardando alle vecchissime foto ci si trova davanti dei “vuoti” nelle strade che appaiono forse strani, lo stato di disordine in cui è finita oggi la piazza sembra per contro davvero eccessivo.

Fonti : Cerreti Sergio G., Il Tramway di Sesto, Cortona – Calosci 2003

F.G.