Tutti i nomi di Calenzano (e frazioni)

Calenzano, perchè si chiama così? Le cronache dicono che si chiami così dal nome proprio latino “Calentius” che corrisponde al nome della famiglia dei Caleninzi, la prima che probabilmente ne prese possesso. Un’origine antichissima dunque, risalente addirittura agli antichi Romani; il nome viene documentato per la prima volta nel 1191, nella bolla con la quale l’Imperatore Enrico VI concedeva ai conti Guidi “Kalenzanum cum tota corte sua, et quartam partem castri de Ligari”. Dunque Calenzano con le sue terre, compresa parte del territorio di Morello e del “Castrum Ligari”, ovvero il Castello dei Ligari, che si chiamava così presumibilmente dall’antica famiglia romana dei Ligari. E che oggi si chiama…. Legri. Ebbene sì, da Ligari a Legri, ecco l’origine del nome della frazione.
Carraia ha invece un nome più intuibile, da strada ove possono transitare i carri. Il Repetti, lo storico del 1800 che ancora in epoca granducale compilò il “Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana” dà una precisazione. “Varii luoghi hanno derivato il nome di Carraja dalla strada carrareccia scavata nel terreno a guisa di un fossato che Carraria nel medio evo soleva appellarsi” mentre le strade che erano costruite sopraelevate rispetto al terreno circostante erano dette “aggerate”.
E Travalle? Sempre secondo il Repetti, Travalle deriverebbe dal fatto che la località, “casale già Castello con chiesa parrocchiale [….] risiede sopra una costa del monte della Calvana tra il vallone della Marina e la Valle del Bisenzio, donde è facile il supporto l’origine del suo nome al pari di tanti altri luoghi consimili, come il Tracolle, Tramonte, Trapaggio,ecc”. Insomma, vuol dire proprio “poggio tra la valle”, e la denominazione sarebbe senz’altro documentata a partire dal 1225.
La frazione nella zona del Ponte alla Marina, detta “il Nome di Gesù” presenta questo curioso nome per via di un grande stemma votivo di ispirazione cristiana, posto nella parete più a ovest dell’ex stazione ferroviaria (da decenni abitazione privata) alla base del quale si legge la frase votiva: Nel Nome di Gesù e di Maria.
Baroncoli è l’area che si arrampica su Monte Morello, dove sorge la torre rimasta dall’antica dimora medicea voluta da Cosimo il Vecchio. Incerta l’origine del nome un pò buffo; secondo il nostro Repetti dipenderebbe da un vecchio proprietario che così era chiamato: “In un diploma dell’imperatore Corrado I del 23 agosto 1038 a favore della Badia fiorentina si trova nominato un Baroncolo fittuario di alcune terre del patrimonio regio”. Se poi Baroncolo fosse il vero nome o il soprannome, non è dato sapere. Incredibilmente da nessuna parte, nemmeno sul “Dizionario” del nostro Repetti, si trovano informazioni sull’origine del nome Sommaia. Si sa che era anche scritta “SommaJa” o “Sommaria”, che l’etimologia è molto antica, che persino Arrighetto da Settimello nelle sue poesie talvolta si appellasse Sommariensis (di Sommaja, vista la vicinanza con Settimello), che esisteva qui un castello e una torre già attorno al Mille-Milleecento, che addirittura vi fu una illustre casata “dei Sommaja” con una sua rilevanza nella storia fiorentina…. Insomma su Sommaia si sanno un sacco di cose, tranne il perchè si chiami così.
Certa invece senza alcun ombra di dubbio l’origine del nome Settimello: dalla settima “ab urbe lapis”, cioè dalla settima pietra miliare (quindi sette miglia) da Firenze, antichissima dizione dell’epoca romana. Anche su questo borgo gli appassionati potranno trovare molte storie, tra cui il legame con lo scrittore medioevale, all’epoca famosissimo, Arrighetto, di cui anche noi abbiamo scritto (http://www.piananotizie.it/curiosita/arrighetto-da-settimello-e-la-fortuna-avversa/). Purtroppo si trovano anche note negative. Pare infatti che nonostante gli illustri passati, in epoche più moderne – tra ‘800 e ‘900- gli abitanti di Settimello non godessero di buona reputazione. Un detto fiorentino per offendere diceva infatti “essere peggio di quelli di Settimello, che per inaugurare il camposanto si fecero dare un morto dai campigiani”, blasone derivato dalla diceria popolare per cui tutti i settimellesi morivano in carcere.

Fonti: Emanuele Repetti, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, 1833-1846.

Francesca Gambacciani