Via del Municipio, Crispi e Cavallotti. Ma resta sempre la “strada nova”

SESTO FIORENTINO – Ancora molti sestesi la chiamano così, “la strada nuova” (anzi “nova”), sebbene il nome ufficiale sia via Cavallotti. Eppure, strano a dirsi, inizialmente sul piano regolatore la strada si chiamava proprio così, “Strada Nuova”.  Stiamo parlando del 1868; ancora la città deve essere in gran parte pensata e costruita; mancano ancora piazza IV Novembre, la Stazione e la zona circostante, mentre nell’odierna piazza del mercato c’è il cimitero. Il paese è ancora in gran parte agricolo; in quegli anni cambia faccia e dimensione. La strada nuova è nuova anche perché introduce nuove concezioni architettoniche e del vivere cittadino: al posto delle vecchie case dei contadini formate attorno ai cortili, si iniziano a proporre villini a due piani per la piccola borghesia, si concepiscono sporti per il commercio, visto che accanto sorgerà la piazza del mercato (l’attuale piazza IV Novembre), si predispone il sistema di fognature. Ai piedi della nuova via “moderna”, all’angolo con la piazza, sorge fin quasi da subito la cooperativa, la stessa posizione attuale della Coop.
Dopo essere stata chiamata per qualche anno “via del Municipio”, ecco il battesimo ufficiale: nel 1998, il 5 aprile il Consiglio comunale all’unanimità “delibera che da oggi in poi l’attuale via del Municipio debba chiamarsi via Felice Cavallotti ”. Cavallotti, all’epoca deputato radicale, era stato ucciso un mese prima in un duello all’arma bianca dal direttore del giornale conservatore “la Gazzetta di Venezia”, Ferruccio Macola, che Cavallotti aveva accusato di mentire. Dipinto da compagni e intellettuali (tra cui Giosuè Carducci) come un martire vittima dei reazionari e del governo liberticida, la morte di Cavallotti provocò sdegno e commozione in tutta Italia anche in altri schieramenti politici e a livello diffuso. Da qui la decisione del sindaco e del Consiglio comunale sestese di intitolare al fervente patriota (Cavallotti prima di approdare alla vita politica era stato un valoroso e fedele combattente garibaldino) la via principale della città. Ma cambiarono i tempi, e con l’avvento del fascismo cambiò anche il nome della strada nuova. Un radicale non andava bene, e nel 1930, con una deliberazione, il Podestà decide di dedicare la via a “uno dei primi uomini di Governo ad avere la visione della imprescindibile necessità della espansione italiana nel mondo”: ovvero Francesco Crispi, che viene innalzato forzatamente ad antenato del fascismo per la sua “impresa d’Africa” in Libia, antenata di quella mussoliniana. Fascista forse no, ma sicuramente conservatore: per colmo d’ingiuria Francesco Crispi era stato proprio uno dei grandi avversari politici di Felice Cavallotti.
Nel 1945 la nuova amministrazione appena insediata non perde tempo e rinomina subito un bel gruppetto di strade nel tentativo di spazzar via i simboli del ventennio: la strada torna via Cavallotti, e lo è tutt’ora, anche se continua a rimanere “la strada nova”.

Fonti via Cavallotti: Wikipedia, Arch Gaetano di Benedetto, Francesca Nuti e Alessandro Petrini nel documento di presentazione dell’amministrazione del restyling di via Cavallotti del 2011.

F.G.