
CAMPI BISENZIO – Il nostro augurio alla Fiorentina e ai sostenitori viola, all’inizio del 2026, era stato quello di non mollare e di non arrendersi alla serie B. Il quartultimo posto necessario alla permanenza in serie A distava 5 punti… Oggi ne dista 3, ma con lo scontro diretto a sfavore, e le partite rimanenti sono 14.
Riavvolgiamo il nastro degli avvenimenti
Analizzavamo gli errori che avevano portato a quel punto e sottolineato come il silenzio della proprietà e l’assenza di Rocco, avesse amplificato la delicatezza della situazione. Le notizie sulla salute di Commisso erano quelle diffuse dal club che, ad inizio ottobre, aveva comunicato di un intervento chirurgico, effettuato a New York, a cui Rocco si era sottoposto per una lombosciatalgia, un disturbo concernente la colonna vertebrale e il nervo sciatico. L’11 dicembre Commisso aveva rilasciato un’intervista a La Nazione in cui si dichiarava dispiaciuto per la posizione in classifica della Fiorentina, riaffermava la bontà dell’operato dirigenziale e definiva le voci di una imminente cessione della società come “destabilizzanti”, nessuna notizia veniva data sul suo stato di salute.
A seguito delle continue e martellanti voci che si susseguivano da settimane – ne abbiamo già parlato https://www.piananotizie.it/pianaviola/fiorentina-non-possiamo-arrenderci-alla-b/ – sull’arrivo dell’ex amministratore delegato della Juventus e direttore sportivo del Tottenham, il 14 gennaio la Fiorentina comunicava che “Fabio Paratici, a partire dal 4 febbraio 2026, assumerà l’incarico di Direttore Sportivo della Fiorentina”. Il 17 gennaio la Fiorentina ha comunicato la morte di Rocco Commisso. Mercoledì 21 gennaio si sono svolti alla St. Patrick’s Cathedral New York i funerali, con la partecipazione della famiglia e delle persone più legate alla famiglia Commisso: il direttore generale della Fiorentina Alessandro Ferrari,il medico sociale Luca Pengue, l’ex ds viola Daniele Pradè, l’architetto Marco Casamonti, il costruttore Francesco Nigro, l’ex sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini e la sindaca di Firenze, Sara Funaro. È in questa occasione che abbiamo visto una versione diversa, fisicamente e di profilo posturale, di Giuseppe Commisso il figlio di Rocco, nato a New York il 14 maggio 1981. La cerimonia è stata replicata nel Duomo di Firenze il 26 gennaio e il giorno successivo, il 27, la Fiorentina ha annunciato che Giuseppe è il nuovo presidente.
Il 5 febbraio è il giorno della presentazione di Paratici che ha chiarito di non aver legato il proprio contratto alla permanenza della Fiorentina in serie A e di aver deciso, in modo razionale, di accettare la proposta della società viola il 15/16 dicembre – giustappunto dopo le disastrose sconfitte dal Sassuolo e dal Verona.
Il calciomercato, le carenze strutturali della squadra e la sottovalutazione del rischio serie B
La Fiorentina ha interpretato il mercato come riparazione di quello estivo cedendo Sohm, Dzeko, Nicolussi Caviglia, Viti oltre a Richardson, Pablo Mari, Infantino, Kouamè ed a mandare a giocare il giovane portiere Martinelli alla Sampdoria. Non sono mancate le operazioni in entrata: gli esterni offensivi Solomon e Harrison per colmare l’assurda scelta di allestire una compagine senza attaccanti esterni; due centrocampisti d’inserimento (Brescianini e Fabbian) in grado di portare anche qualche gol e il trentaduenne difensore Rugani, arrivato alla fine del mercato prossimo al recupero da un infortunio e da stagioni dove ha giocato poco.
Il mercato, come spesso accade alla Fiorentina, ha avuto una critica positiva accompagnata dai consueti luoghi comuni sulla difficoltà della sessione di gennaio dove le squadre non cedono i migliori giocatori – ma, allora, se è vero che le operazioni avvengono prevalentemente nell’ultima settimana, per quale motivo viene mantenuto un mercato così lungo che provoca contraccolpi enormi sul versante delle prestazioni alle squadre, con calciatori fissi al telefono coi loro agenti? Il calciomercato, con le commissioni agli agenti che indirizzano la costruzione delle squadre e che si svolge, sia d’estate che d’inverno, mentre si gioca è una delle storture più facilmente riformabile: chiusura ad agosto un giorno prima dell’inizio dei maggiori campionati e dieci giorni d’apertura invernale, magari utilizzati per la disputa delle coppe nazionali.
Tornando al calciomercato della Fiorentina, così come era avvenuto in estate, nei giudizi della critica i nomi oscurano le necessità: alla squadra viola servivano due profili, pronti subito e, possibilmente, portatori di esperienza e personalità. Uno a centrocampo: un interdittore capace di leggere le linee di passaggio degli avversari e garantire protezione alla difesa. Per intendersi, e senza pretendere un calciatore di quel livello, un Kanté del Leicester e della Francia campione del mondo 2018. L’altro un difensore centrale solido e veloce, anche qui non per pretenderne uno di eguale valore, ma per fare un esempio il nome è quello di N’Dicka della Roma.
Ebbene nessuno di questi due profili è arrivato. È, purtroppo, la conferma della sottovalutazione del rischio retrocessione. Continuare a ripetere che la rosa della Fiorentina è nettamente superiore alle avversarie non avvicina la salvezza, ma l’allontana. La sintesi di questo ragionamento sta nelle ripetute dichiarazioni dei calciatori che aspettano “un clic” da cui ripartire, vincendo tre partite di fila… La salvezza non la otterremo con un’improvvisa palingenesi (una nuova nascita), ma lottando punto su punto, curando le prestazioni nei minimi dettagli, eliminando i vuoti di concentrazione, migliorando la fase difensiva e ragionando da squadra. Altrimenti, ripeteremo, con qualche modesto miglioramento quello che abbiamo fatto nelle prime 24 partite.
Il rendimento in campo
La partita con il Torino è stata la quattordicesima diretta da Vanoli. In queste gare abbiamo ottenuto 14 punti, con la media di uno a partita. Pioli, nelle sue 10 partite, ne aveva conquistati 4. Il miglioramento non è certo sufficiente a garantirsi la salvezza. Se il tecnico prosegue con questa media concluderemo il campionato a 32 punti… La gestione di Vanoli si è concentrata nel dare, finalmente, una buona condizione atletica, mentre sulle innovazioni tattiche il tecnico è andato con i piedi di piombo. Ci sono voluti, incomprensibilmente, quasi due mesi per il passaggio dalla difesa a 3 a 4, mentre la prima soluzione originale proposta è stata quella di Parisi ala destra per dare a Dodo un perno – necessario alla squadra per sostenere le sue incursioni.
Il mese di gennaio aveva illuso con gli 8 punti conquistati nelle prime quattro partite. C’eravamo convinti di avere, pur con grande ritardo, ritrovato la squadra, lo spirito di sacrificio, la volontà di aiutare i compagni, di rimediare ai loro errori. Le ultime prestazioni hanno dimostrato che siamo ancora ben distanti da questo traguardo. La partita con il Cagliari è stata gestita ignorando l’evidenza rappresentata da Cagliari-Juventus, consegnandosi ai contropiedi degli isolani ed esaltando la tecnica e la grande velocità di Palestra. La sconfitta con i sardi richiama quelle con il Lecce, Verona, Parma: l’incapacità di battere le avversarie dirette. A Napoli siamo apparsi presuntuosi e velleitari, riportando in vita e alla vittoria un animale ferito. Contro il Torino siamo tornati al vizietto di subire gol nell’extratime.
Extratime Fiorentina
Altro che zona Cesarini. Fin dalla prima giornata abbiamo perso punti nell’extratime. Luperto al 94’ per il pareggio del Cagliari. Alla 4a, sempre al 94’ Addai regala il successo al Como, ma si dirà che questa era la Fiorentina di Pioli… Ebbene, nelle ultime dieci gare, la Fiorentina ha regalato sette punti (!) nel recupero: alla 15a gol di Orban al 93’ per il successo del Verona; alla 19a per il rigore del laziale Pedro al 95’; alla 20a per il pareggio del milanista Nkunku; alla 24a con il pareggio di Maripan per i Torino. Nell’ultima giornata Lecce e Parma hanno vinto all’ultimo tuffo, la Fiorentina si è tolta due punti!
Questo masochismo calcistico è frutto di vizi interpretativi: troppe sostituzioni contemporanee; l’ingresso del difensore in più che dà un chiaro segnale di arretramento, fornendo campo e convinzione agli avversari; una fase difensiva che continua ad essere imbarazzante – e non solo sui calci da fermo: tutte le volte che il pallone si avvicina alla nostra area si ha la sensazione di rischiare grosso. Andrebbero anche evitate le frustranti comunicazioni del dopo partita all’insegna del “dobbiamo imparare a soffrire”, “dobbiamo essere più cinici e determinati”: meglio tacere che rilasciare dichiarazioni disarmanti.
Paratici
L’arrivo di Paratici è una svolta importante e rappresenta un elemento di grossa discontinuità nella Fiorentina dei Commisso. Per la prima volta, dopo aver proclamato per quasi sette anni la propria autosufficienza, si affida la gestione dell’area tecnica, anzi la sua costruzione, a un professionista e ai suoi collaboratori (Lorenzo Giani e Moreno Zebi). Una scelta naturale in un club la cui missione primaria dovrebbe essere il risultato sportivo e non quello immobiliare. Paratici, nella conferenza stampa di presentazione, ha mostrato il profilo che ci aspettavamo e, soprattutto, la totale comprensione del rischio che corre la Fiorentina. Da qui al 24 maggio esiste un solo stringente obiettivo: la salvezza. Leggiamo l’esclusione di Brescianini e Rugani dalla lista Conference come un rafforzamento del messaggio salvezza. Per ottenerla è necessario che tutti, calciatori e tecnico per primi, diano quello che ancora non sono riusciti a dare smettendo di aspettare il fantomatico clic. Il nostro campionato si chiama Lecce, Genoa, Cremonese, Parma…
Massimo Cervelli
