Ciao “Bargio”, dipingi di viola anche il cielo

CAMPI BISENZIO – Quando una persona muore all’improvviso, il dolore per chi resta è lacerante. È uno strappo che non può ricucirsi. A maggior ragione quando ad andarsene è qualcuno che fra le sue doti principali aveva quella di farsi sempre ben volere da tutti. Ecco perché la morte di Alessandro Bargioni, 59 anni, rende […]

CAMPI BISENZIO – Quando una persona muore all’improvviso, il dolore per chi resta è lacerante. È uno strappo che non può ricucirsi. A maggior ragione quando ad andarsene è qualcuno che fra le sue doti principali aveva quella di farsi sempre ben volere da tutti. Ecco perché la morte di Alessandro Bargioni, 59 anni, rende complicato anche trovare le parole. Non quelle “giuste”, quando si muore, soprattutto in giovane età, non c’è mai niente di giusto. Anzi. Ma le parole per provare a raccontare tutto quello che era il “Bargio” e che sicuramente meglio di chi scrive lo stanno facendo i tanti post apparsi in questi giorni su Facebook.

L’ultima volta che ci eravamo visti era stato più o meno cinque anni fa a San Mauro in occasione di una delle tante iniziative organizzate da Banda Albereta, uno dei mondi, senza dimenticare ovviamente i Bianchi di Santo Spirito e la Fiorentina, in cui è stato e si è sentito sempre libero di esprimersi. E cinque anni fa era già passato un po’ di tempo dalla volta precedente: due “bischerate”, “ma ti ricordi…” e tutte le tessere tornavano al suo posto. A ricomporre un puzzle in cui, era l’inizio degli anni duemila, il rapporto era praticamente quotidiano.

Basta citare una strada: via Guido Monaco, due passi dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella, uno scrigno di emozioni e di aspirazioni, tante allora, che avevano come denominatore comune quello del giornalismo. Noi un’allegra brigata di giornalisti (e mi fermo qui), tu uno dei tecnici addetti all’assistenza dei computer della redazione. Anni di “torrette” e di scrivanie incastonate l’una con l’altra. Anni di partite di calcetto (quelle non mancavano mai) e di caffè al volo al bar all’angolo della strada.

E oggi cosa rimane di tutto ciò? Niente direbbero molti, praticamente tutti. E invece non è così. Resta tanto. Magari non servirà a rendere meno lacerante il dolore dei tanti che ti stavano e ti stanno vicino. Ma è quel tanto che serve per andare avanti e, perché no, ricordarti sempre con il sorriso. Oh, a proposito, quest’anno ci si diverte, sta venendo fuori una bella squadra. Ciao “Bargio”. Alla dolce Graziella, sua compagna fedele e costretta, suo malgrado, un questo momento a scalare una montagna, il nostro abbraccio più forte e più grande.