Un “cubo nero” vicino all’abbazia di Badia a Settimo? Levata di scudi dei cittadini contro il mega intervento urbanistico

SCANDICCI – “A circa 150 metri dall’abbazia di Badia a Settimo, a Scandicci nell’area dell’ex filanda tra via dell’Orto e via San Colombano, è prevista la realizzazione di 35 appartamenti distribuiti in tre edifici: quasi 8.000 metri cubi su un’area di circa 6.600 metri quadrati. Secondo i dati segnalati dai promotori delle osservazioni, due edifici […]

SCANDICCI – “A circa 150 metri dall’abbazia di Badia a Settimo, a Scandicci nell’area dell’ex filanda tra via dell’Orto e via San Colombano, è prevista la realizzazione di 35 appartamenti distribuiti in tre edifici: quasi 8.000 metri cubi su un’area di circa 6.600 metri quadrati. Secondo i dati segnalati dai promotori delle osservazioni, due edifici raggiungerebbero circa 13,5 metri di altezza e il terzo circa 10,5 metri. I precedenti capannoni erano alti 5,25 metri, con una piccola porzione di 6,5 metri; le abitazioni circostanti sono prevalentemente di due piani, per circa 7,5 metri”: è l’allarme lanciato da un gruppo di residenti nella frazione del Comune di Scandicci.

“È questa sproporzione – spiegano – a suscitare la protesta: nuove costruzioni molto più alte dei fabbricati demoliti e delle case vicine, destinate a modificare sensibilmente il contesto dell’abbazia e le visuali sul monumento. Il richiamo al “cubo nero” di Firenze esprime il timore che anche qui un intervento presentato come riqualificazione finisca per compromettere il rapporto tra un complesso storico e il tessuto urbano che lo circonda. Il 19 giugno scorso la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato ha avviato il procedimento di tutela indiretta dell’abbazia e delle aree circostanti, ai sensi degli articoli 45 e 46 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, introducendo misure cautelari a salvaguardia del monumento e del suo contesto”.

Per questo motivo l’ingegner Luigi Baldini, don Carlo Maurizi, parroco e presidente della Fondazione della Badia, e altri 65 cittadini si sono attivati per chiedere una sostanziale revisione del progetto. Con l’assistenza dell’avvocato Marco Mariani sono state presentate due memorie, nelle quali vengono contestate le altezze e le dimensioni dell’intervento rispetto all’abbazia e all’abitato circostante.
Resta inoltre il problema dei parcheggi. Il progetto prevede un parcheggio pubblico, ma occorre verificarne l’effettiva adeguatezza rispetto ai nuovi appartamenti e alle esigenze di una zona già segnata dalla scarsità di spazi per la sosta. “Sono esigenze cresciute anche grazie al recupero dell’abbazia, sostenuto da Savino Del Bene e Paolo Nocentini, e all’attività di valorizzazione promossa da don Carlo Maurizi. Visite guidate, spettacoli, convegni e iniziative culturali hanno restituito al monumento un ruolo centrale nella vita del territorio”. La richiesta dei cittadini è precisa: ridurre le altezze e rivedere il progetto, affinché il recupero dell’ex filanda rispetti l’abbazia e il borgo. Dopo l’impegno profuso per restaurare e valorizzare il monumento, anche ciò che gli viene costruito intorno deve essere all’altezza della sua storia.