Ricercatori precari del Cnr “preoccupati per una condizione che blocca la ricerca”

SESTO FIORENTINO -Contratti di lavoro a tempo determinato ad un massimo di 30 mesi che sommano anche i contratti pregressi: la denuncia arriva dai lavoratori e lavoratrici del Cnr che, dicono, è “una situazione sempre più insostenibile: quella del precariato nella ricerca pubblica italiana, aggravata dalle recenti decisioni dei vertici del Consiglio Nazionale delle Ricerche”. I […]

SESTO FIORENTINO -Contratti di lavoro a tempo determinato ad un massimo di 30 mesi che sommano anche i contratti pregressi: la denuncia arriva dai lavoratori e lavoratrici del Cnr che, dicono, è “una situazione sempre più insostenibile: quella del precariato nella ricerca pubblica italiana, aggravata dalle recenti decisioni dei vertici del Consiglio Nazionale delle Ricerche”. I lavoratori precari hanno inviato una lettera firmata da oltre  2mila persone al Cnr “per chiedere all’Ente di affrontare una crisi che minaccia non soltanto il futuro occupazionale di migliaia di persone, ma anche la continuità della ricerca scientifica in Italia”.

“A destare particolare preoccupazione è la recente delibera del Consiglio di amministrazione – spiegano i lavoratori – che vincola sui progetti Pn-Ric la durata dei contratti a tempo determinato ad un massimo di 30 mesi, nel quale computo si sommano anche gli eventuali contratti pregressi. Una misura che rischia di restringere ulteriormente le opportunità di lavoro, senza offrire alternative concrete a chi sostiene quotidianamente le attività scientifiche”. “A preoccupare ulteriormente è la pratica applicata dall’amministrazione del Cnr – proseguono i precari – a valle della pubblicazione della delibera di applicare queste restrizioni anche alle altre progettualità mettendo a repentaglio attività scientifiche e collaborazioni nazionali e internazionali. Abbiamo chiesto alla Direzione del Cnr di eliminare i punti in oggetto dalla delibera, garantire la continuità dei progetti e dei contratti e aprire un confronto concreto con le lavoratrici e i lavoratori. Servono investimenti, diritti e percorsi di stabilizzazione, non nuove misure che trasformino la precarietà in espulsione”. I lavoratori precari del Cnr chiedono che con oltre 2.000 firme “che questa vertenza diventi una questione pubblica. Perché non è in gioco soltanto il futuro di chi lavora nella ricerca, ma quello della ricerca pubblica italiana. Non si salva la ricerca tagliando fuori chi la fa”.