Al Grotta il docufilm su Giulio Regeni

SESTO FIORENTINO – Si terrà martedì 3 febbraio alle 21 al Cinema Grotta la proiezione del docufilm “Giulio Regeni: tutto il male del mondo” di Simone Manetti che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano attraverso il racconto dei suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi. L’evento si svolge […]

SESTO FIORENTINO – Si terrà martedì 3 febbraio alle 21 al Cinema Grotta la proiezione del docufilm “Giulio Regeni: tutto il male del mondo” di Simone Manetti che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano attraverso il racconto dei suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi. L’evento si svolge a dicie anni dal ritrovamento del corpo senza vita di Regene che il 25 gennaio 2016 venne sequestrato da agenti dei servizi di sicurezza del regime egiziano, torturato e ucciso. “A distanza di dieci anni, la vicenda di Giulio Regeni è ancora una ferita aperta nella coscienza del nostro Paese e delle nostre istituzioni che, purtroppo, hanno dato talvolta prova di non aver agito nell’interesse della verità e della famiglia – afferma la vicesindaca Claudia Pecchioli – Il nostro Comune, nel 2017, si è unito alla campagna nazionale lanciata da Amnesty International per chiedere verità e giustizia. Sappiamo bene quanto questa mobilitazione sia stata importante per contrastare i tentativi di depistaggio messi in atto dall’Egitto e per arrivare al processo, un atto di giustizia e un dovere nei confronti di Giulio Regeni e della sua famiglia. In occasione di questo decennale, su iniziativa del nostro assessorato alla cultura e grazie alla disponibilità del Cinema Grotta, Sesto ospiterà la proiezione del docufilm di Simone Manetti in uscita in questi giorni. Sarà un modo per ricordare Regeni, la cui vita è stata cancellata da un regime brutale, e per rinnovare il nostro impegno perché finalmente si possa fare giustizia”.


“In questa fase di crisi delle relazioni e del diritto internazionale, la vicenda di Regeni è diventata emblematica delle tante contraddizioni che vediamo ogni giorno – sottolinea l’assessore alla cultura Jacopo Madau – Davanti a un regime autoritario che tortura e uccide un ricercatore italiano e poi cerca di compromettere le indagini, prima negando ogni coinvolgimento e poi mettendo in piedi degli incommentabili tentativi di depistaggio, il nostro paese e le nostre istituzioni democratiche hanno vacillato, inseguendo interessi di tipo economico e politico. A chiedere verità per Regeni, a portare, purtroppo solo virtualmente, alla sbarra gli agenti egiziani coinvolti sono stati il coraggio della famiglia, la caparbietà dei loro legali, il senso delle istituzioni di tanti nostri funzionari e dei magistrati che sono andati avanti tra mille difficoltà”.