All’alba… pedalerò. “I diari del tandem” alle prime luci del sole

L’alba tra il parco di villa Montalvo e Fornello. A volte basta una bicicletta al posto dell’auto per notare paesaggi e dettagli che non avevamo mai visto. Stavolta Giovanni Grossi ha fatto salire sul tandem Mauro e sono partiti alle 6: “all’alba… pedalerò”. Sono le 6.20 di mattina quando imbocchiamo il vialetto che corre rettilineo […]

L’alba tra il parco di villa Montalvo e Fornello. A volte basta una bicicletta al posto dell’auto per notare paesaggi e dettagli che non avevamo mai visto. Stavolta Giovanni Grossi ha fatto salire sul tandem Mauro e sono partiti alle 6: “all’alba… pedalerò”.

Sono le 6.20 di mattina quando imbocchiamo il vialetto che corre rettilineo per tutta la lunghezza della Ragnaia del Parco di Villa Montalvo. Il silenzio è totale come pure il buio, di fianco, nei prati del parco. Il vialetto invece è ben illuminato da tanti lampioni con luci a LED. Anche noi abbiamo deciso di contribuire, in silenzio, al silenzio circostante. Percorriamo tutto il vialetto ed alla fine ci fermiamo e scendiamo dal tandem per vedere l’effetto che fa vedere tutto il percorso illuminato appena pedalato. Niente. Proprio nel momento che ci giriamo la luce dei lampioni si spenge. Sono le 6.25. L’illuminazione pubblica automatica ha deciso così. I metri percorsi non si vedono più, passati, svaniti. Io e il mio amico Mauro li guardiamo e quello che vediamo è solo buio. Delle pedalate passate non ci resta che il ricordo, ma in quello, per fortuna, c’è ancora molta luce.

E quindi? E quindi ripartiamo pedalando verso l’alba del nostro sol dell’avvenir molto personale e poco collettivo. Nel tandem chi guida deve guadagnarsi la fiducia di chi sta dietro. E dietro stamani ci sono io. E Mauro ha tutta la mia fiducia. “Mauro a che ora ci vediamo domani mattina per vedere l’alba nella piana?”. “Facciamo con calma, ci vediamo alle 6.00 in piazza del teatro, prendiamo un caffè e poi partiamo. Dovrebbe albeggiare intorno alle 6.30-6.40”. Mauro arriva, puntuale, con la sua bici: “in via Allende, oltre le luci dei lampioni, tra le nuvole, ho visto la luna. Era bella. Ci sono troppe nuvole, sarà difficile oggi riuscire a vedere il sole in faccia. Speriamo”. Nel buio di piazza Dante delle 6.00 c’è un piccolo gran viavai. In sosta ci sono due mezzi dell’Alia. Al bar Franco, che tutte le mattine apre intorno alle 5.00, ci sono i due ragazzi dell’Alia, un operaio in tuta ad un tavolo che legge le mail sul suo tablet, qualcuno che beve in silenzio il caffè ed un gruppo di persone sedute ad un altro tavolo. C’è aria di casa, sembra quasi che siano rimasti lì tutta la notte a chiacchierare. Il barista grida ad uno di loro: “Vocia piano che ho ancora sonno”. Tra se e se, lui, si chiede, perplesso, a bassa voce, come se stesse pensando ad alta voce: “ma come si fa a vociare piano?”. La domanda non ha risposta.

Fuori si ferma, puntuale (verificato!), il 30. Per arrivare al parco di villa Montalvo pedaliamo nel deserto delle strade intorno alle Poste. In via di Limite Mauro guarda in cielo e si chiede: “Eppure era qui la Luna, ma dove sarà finita?”. Anche questa domanda non avrà risposta. Niente Luna, niente luci nel vialetto, speriamo nel sole. Il nostro sol levante è in direzione Firenze, sopra la Cupola del Brunelleschi, tra i monti della Consuma. Il sole dovrebbe alzare lì la sua testa dalle spalle della notte. Il Belvedere scelto è il ponte sull’autostrada sulla circonvallazione di Capalle che porta ai Gigli. Presi dalla Sindrome di Ecce Bombo cominciamo a dubitare di essere dalla parte giusta del sole. Non sarà così, il sole si vedrà, ma oggi è coperto da una selva di nuvole e si presenterà solo con una sottile linea sfocata di arancione dipinta sulle cime dei monti della Consuma. Per arrivare fin qui abbiamo pedalato sulla circonvallazione Nord e poi svoltato sulla via di Fornello. Su alcune case di Fornello sono state lasciate le scritte con i numeri dei poderi della vecchia fattoria. Passiamo sotto il decimo podere. Intorno, nei campi, si lavora a ciclo continuo. Lì vicino, anche nel capannone n. 10 di una fabbrica di materie plastiche, si lavora a ciclo continuo. Podere agricolo e podere operaio in una piana da 10. Una piana agricola, industriale e metropolitana, e rivoluzionaria.

Entriamo in Capalle vecchia, piazza Palagione, il ponte sul Bisenzio, via dei Confini con la casa del Popolo già aperta e lo Sporting di Roberto Benigni chiuso, via Centola con il cantiere già delimitato per l’inizio dei lavori della bretellina di Capalle e poi di nuovo le strade della piana verso San Giorgio a Colonica. In via Tosca Fiesoli, poco prima del cimitero della Misericordia, ci fermiamo per un’ultima foto al sole. Son le 7.30 o giù di lì. Il sole è lontano, ma fa luce, come il lampione sulla strada ancora acceso. E’ già giorno, ma il lampione ci ricorda che è ancora un po’ notte. Insomma, ci piace quest’aria un po’ sospesa. Ci saranno altre pedalate verso altri sol dell’avvenire più tondi, più caldi e più arancioni, sicuramente. Ora si torna a casa per un bel caffellatte con i biscotti. Ma prima c’è ancora tempo per comprare il giornale all’edicola di Andrea Fanfani vicino al teatro.

Giovanni Grossi