Verso la Pasqua, le parole di don Momigli: “Trasformiamo il nostro cuore e la nostra mente, la preghiera invoca e aiuta”

CAMPI BISENZIO – Giovedì Santo, siamo all’inizio del Triduo pasquale e, così come negli anni passati, ci piace rinnovare un appuntamento che è diventato tradizione per chi ci segue costantemente e lo fa sempre con grande affetto. E come in occasione del Natale, anche a Pasqua don Giovanni Momigli ha inviato alla nostra redazione e ai lettori […]

CAMPI BISENZIO – Giovedì Santo, siamo all’inizio del Triduo pasquale e, così come negli anni passati, ci piace rinnovare un appuntamento che è diventato tradizione per chi ci segue costantemente e lo fa sempre con grande affetto. E come in occasione del Natale, anche a Pasqua don Giovanni Momigli ha inviato alla nostra redazione e ai lettori di Piananotizie una serie di riflessioni sul periodo che ci attende. Auguri che ovviamente rivolgiamo anche noi allo stesso don Giovanni e a chi ci legge tutti i giorni. Buona Pasqua.

Nei giorni scorsi, commentando una camminata per la pace che si concludeva con la preghiera, una persona ha scritto: «Sono ben più di 2000 anni che le preghiere non fermano le guerre e non portano la pace. Proviamo altri metodi».

Il metodo da perseguire, che poi è sostanza, è quello di trasformazione del cuore e della mente. Cambiando cuore e mente possiamo imprimere una svolta radicale anche alla progressiva diminuzione di fiducia reciproca, alla diffusa manipolazione dell’informazione e del consenso, all’erosione del tessuto sociale, all’incapacità di concepire vie politiche non armate, al ritenere la vita umana sacrificabile agli interessi nazionali e per ridisegnare gli assetti geopolitici.

La preghiera non è un balsamo che agisce indipendentemente dalla persona umana: invoca e aiuta quella disposizione interiore capace di cambiare il cuore, di accogliere la pace di Cristo, di evitare di cadere nell’inganno di chi – perfino in nome di Dio come sta avvenendo anche in questo nostro tempo – promette successo per mezzo della guerra e vittorie senza adesione alla croce di Gesù. La preghiera, quella vera, stimola e accompagna l’impegno per il diritto e la giustizia e fa crescere nell’amore.

Parlando della Pasqua, un grande teologo del Novecento, Karl Rahner, diceva: «La risurrezione di Gesù è come la prima eruzione di un vulcano. Essa mostra che all’interno del mondo già brucia il fuoco di Dio, che ricondurrà ogni cosa nell’ardore della sua luce».

È proprio dell’ardore che la Pasqua di Cristo sprigiona e comunica che abbiamo bisogno, per ridare senso e vigore alla nostra vita e per cambiare orientamento a questo nostro mondo. Dobbiamo riconoscere che, troppo spesso, il nostro vivere manca di quella passione che, sola, consente di respirare a pieni polmoni, di agire con rinnovato vigore e di proiettarsi da protagonisti verso il futuro.

«Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto» (Mt 28,5-6). Nella croce e nella risurrezione di Cristo c’è il paradigma della fede cristiana: uno sconvolgimento dal quale scaturisce l’amore di Dio che trae fuori dall’abisso dell’auto centramento, del non senso e della morte.

Cristo risorto si rende presente nella nostra vita e nella nostra storia e, ancora oggi, fa crescere i pensieri e i gesti di pace e i segni di speranza seminati dal suo amore e coltivati dal nostro amore.

Buona Pasqua!

don Giovanni Momigli