Linee guida per un linguaggio non discriminatorio

CALENZANO – Linee guida per l’utilizzo di un linguaggio non discriminatorio anche nei documenti e nella comunicazione verso l’esterno. È questo il senso di una delibera approvata dalla Giunta comunale e che si inserisce nel percorso previsto dal Documento unico di programmazione del Comune per adottare azioni concrete per perseguire la tutela dei diritti e la rimozione delle […]

CALENZANO – Linee guida per l’utilizzo di un linguaggio non discriminatorio anche nei documenti e nella comunicazione verso l’esterno. È questo il senso di una delibera approvata dalla Giunta comunale e che si inserisce nel percorso previsto dal Documento unico di programmazione del Comune per adottare azioni concrete per perseguire la tutela dei diritti e la rimozione delle discriminazioni sessuali nei luoghi di lavoro e nella vita sociale. “Da come comunichiamo dipende il modo in cui agiamo – spiega l’assessore alle pari opportunità Simona Pieri – e i cambiamenti linguistici sono i più difficili da introdurre, ma i più profondi e rilevanti. È necessaria una sollecitazione che ne sia il reale motore e che prenda origine soprattutto da coloro che si collocano negli snodi cruciali della società: famiglia, scuola, ma in particolare enti pubblici ed enti locali, così vicini alla cittadinanza, che hanno il compito di impersonare un opportuno cambiamento e promuovere la femminilizzazione della lingua”. 

Le linee guida suggeriscono al personale del Comune di preferire, nella scrittura dei documenti e degli atti, l’adozione di termini neutri collettivi oppure parole alternative al posto del maschile plurale (ad esempio “cittadinanza” al posto di “cittadini”), di valorizzare i termini femminili professionali con la declinazione di titoli e ruoli, rispettando comunque la volontà della persona titolare del ruolo sulla modalità con cui preferisce essere definita. “I termini che usiamo per nominare e significare hanno un forte peso e possono, insieme a molti altri fattori, tracciare una strada nuova e percorribile, a maggior ragione se le parole sono quelle veicolate da un’Istituzione. – afferma Pieri – Ad una trasformazione nel mondo reale si deve accompagnare una modifica nel linguaggio. È necessario superare in prima istanza non un problema linguistico, ma la convinzione sociale che porta a pensare come fra i sessi sussista una gerarchia. La questione non è il genere grammaticale, ma il genere sociale”.