“A che punto è lo spirito creativo? Focus del Censis sull’autopropulsione nella moda”: se ne parla martedì 18 a Scandicci

SCANDICCI – “A che punto è lo spirito creativo? Focus del Censis sull’autopropulsione della moda”: se ne parlerà domani, martedì 18 maggio, con inizio alle 16.45, nella sala del consiglio comunale del Comune di Scandicci. Un appuntamento voluto dall’Ufficio problemi sociali e lavoro della Diocesi di Firenze e che vedrà, fra gli altri, la presenza […]

SCANDICCI – “A che punto è lo spirito creativo? Focus del Censis sull’autopropulsione della moda”: se ne parlerà domani, martedì 18 maggio, con inizio alle 16.45, nella sala del consiglio comunale del Comune di Scandicci. Un appuntamento voluto dall’Ufficio problemi sociali e lavoro della Diocesi di Firenze e che vedrà, fra gli altri, la presenza di monsignor Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, Claudia Sereni, sindaco di Scandicci e consigliera metropolitana con deleghe a lavoro, cultura e legalità, e Giuseppe De Rita, presidente del Censis. Insieme a loro Elisabetta Cianfanelli, ordinario di Design – Dida – Università di Firenze, Raffaello Napoleone, consigliere delegato per le relazioni internazionali e istituzionali di Pitti Immagine, e Giuseppe Salvini, segretario generale della Camera di commercio di Firenze. Tutto questo per un evento organizzato in collaborazione con Mita Academy e “sotto l’egida” di don Giovanni Momigli, direttore dell’Ufficio problemi sociali e lavoro della Diocesi di Firenze, e che qui di seguito ci permette di addentrarci nello spirito dell’iniziativa.

Nel febbraio scorso, in Arcivescovado, come Ufficio Problemi Sociali e Lavoro abbiamo promosso un seminario sulla sfida della reindustrializzazione. Una sfida che deve essere affrontata dai soggetti pubblici e privati con determinazione e intelligenza, aderenza alla realtà e visione prospettica, ricchi dell’esperienza e aperti all’innovazione e a una nuova interazione. Una sfida che esige spirito creativo e autopropulsione, personale e sociale, per dirla con le parole chiave di quest’incontro. Seguendo nello specifico il comparto Moda appare evidente come molte discussioni rischiano di arenarsi su come e se utilizzare strumenti che si sono dimostrati insufficienti. La stessa questione di una riorganizzazione delle filiere ha bisogno di essere valutata tenendo conto anche delle caratteristiche e delle aspettative dei giovani che stanno entrando nel mondo del lavoro.

Stiamo assistendo a una rivoluzione silenziosa, ma reale, che incide sull’organizzazione del lavoro. I giovani non cercano solo un lavoro che li remuneri ma che si concili con la vita: maggiore flessibilità, un forte equilibrio tra vita privata e professionale, un ambiente di lavoro inclusivo, benessere mentale, opportunità di formazione continua, welfare aziendale, la possibilità di crescita professionale e personale. La riorganizzazione delle filiere può non tener conto di questo? È vero che ci sono i grandi Brand e che da loro proviene un impulso essenziale o un freno significativo, ma bisogna lavorare dal basso anche perché, in Italia, il 92% delle oltre 60.000 aziende della moda ha meno di 10 dipendenti.

Bisogna ritrovare un impulso individuale e collettivo, il valore della qualità di quello che viene prodotto e il senso di appartenenza a un territorio. Lo spirito creativo e l’autopropulsione personale sociale esigono lo stare dentro le cose. Per rigenerare la realtà bisogna starci dentro, altrimenti ci si espone al rischio del provvisorio. Stare dentro ma non prigionieri del sistema, bensì mantenendo il necessario spazio di azione, di pensiero, di immaginazione: se tutto è dato come gestire l’imprevisto? Come scoprire talenti nascosti e immaginare futuri possibili? L’incontro di oggi nasce dal fruttuoso incontro fra la volontà dell’Ufficio Diocesano Problemi Sociali e del Lavoro di voler verificare a livello locale quello che gli studi dicono sulle aspettative dei giovani, andando a parlare direttamente con chi si prepara a entrare nel mondo della Moda, e il percorso di verifica che il Censis sta facendo sull’autopropulsione sociale in Italia, per capire quanto spirito di iniziativa animi ancora la nostra società.

Non si tratta solo di capire gli scenari del mercato della moda, ma di indagare quella particolare spinta autopropulsiva che è la creatività, capire se è ancora così determinante per la Moda, se i Giovani ne sono “presi” e come è possibile trasmetterla e rafforzarla. Per questo sono stati realizzati dei focus group con un gruppo di allievi della Fondazione Mita Academy di Scandicci. Mettere al centro il valore e il ruolo della persona e della socialità, non è sfuggire dai nodi problematici che la crisi del settore Moda pone, ma andare alla radice, giacché l’autopropulsione necessaria per pensare e avviare nuovi percorsi dipende dalle persone, oltre che da un sistema sano, capace di positiva sinergia.

Don Giovanni Momigli, direttore Ufficio problemi sociali e lavoro Diocesi di Firenze