PRATO – Un anno fa il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi era a Prato per presiedere un comitato straordinario per l’ordine e la sicurezza. A dodici mesi di distanza, la consigliera regionale del Partito democratico Marta Logli torna a porre al centro il tema della legalità e della sicurezza nel distretto. “A un anno dalla visita di Piantedosi – scrive la consigliera regionale -, restano praticamente irrisolti problemi che vengono segnalati da tempo. Non è stato risolto il sottodimensionamento degli organici dell’Ispettorato del lavoro, come ha ricordato ancora nei mesi scorsi la Cgil. E non sono ancora arrivate tutte le unità aggiuntive delle forze dell’ordine richieste anche dal procuratore Tescaroli, necessarie per rafforzare le attività investigative e il contrasto all’illegalità nel distretto. I nuovi agenti di polizia arrivati ad inizio settimana sono un importate contributo. Ma non sufficiente al bisogno effettivo”.
“Ma c’è un altro elemento – continua l’esponente Pd – che dobbiamo avere il coraggio di mettere al centro se vogliamo davvero smantellare un sistema di illegalità strutturato: l’elemento economico. Nel distretto l’illegalità non è soltanto una violazione delle regole. È anche un modello economico che produce molto profitto. Per questo contrastare l’illegalità significa aggredire la criminalità e chi costruisce consapevolmente il proprio profitto sulla violazione delle regole. Ma significa anche guardare tutta la filiera, senza ridurre il problema a una sola componente dell’imprenditoria: chi sfrutta il lavoro, ma anche chi mette a disposizione consapevolmente immobili e capannoni, chi commissiona, chi intermedia e chi trae profitto da un sistema irregolare deve essere punito e indirizzato verso la legalità. Se davvero si vuole rafforzare il contrasto all’illegalità nel distretto, allora a Prato devono arrivare tutte le risorse e gli organici che da tempo vengono richiesti: agenti per le indagini, ispettori del lavoro per i controlli ordinari, personale adeguato per rendere effettiva l’azione dello Stato. Un anno dopo la visita del ministro Piantedosi, è questo il punto: non servono nuovi annunci o slogan urlati dalla destra che etnicizzano un problema strutturato e profondo. Non bastano i pur apprezzati rinforzi pervenuti negli ultimi giorni. Servono strumenti, controlli e una strategia economica capace di cambiare il sistema”.
