SIGNA – Una nuova opera del maestro Antonio Manzi entra nel patrimonio artistico di Signa. È stato svelato questa mattina, nella Pieve di San Lorenzo, il mascherone in bronzo destinato a trovare la sua collocazione definitiva nelle fontane a nicchia di piazza Michelacci, nell’ambito del progetto di restauro e valorizzazione dello spazio cittadino. La cerimonia è stata promossa dall’amministrazione comunale grazie alla disponibilità della Venerabile Compagnia del Santissimo Sacramento e dello Spirito Santo e al sostegno del Rotary Club Bisenzio Le Signe, presieduto da Raimondo Perodi Ginanni. L’iniziativa si inserisce nel cartellone dedicato al sessantesimo anniversario dell’alluvione del 1966, che provocò vittime e devastazioni a Firenze e ingenti danni anche a Signa.
“A sessant’anni dall’alluvione del 1966 – ha detto il sindaco Giampiero Fossi – ricordiamo le vittime di quella tragedia e le ferite profonde che l’acqua lasciò nella nostra comunità. E lo facciamo alla vigilia del primo novembre, quando la Chiesa celebra Ognissanti, e del 2 novembre, giornata dedicata alla commemorazione dei defunti. Sono giorni nei quali il pensiero va a chi non è più con noi, ma anche al valore della vita, della memoria e degli affetti che continuano a unirci. L’acqua può portare morte e distruzione, ma è soprattutto fonte di vita, di speranza e di rinascita. Ed è proprio questo il messaggio straordinario che Antonio Manzi ha saputo racchiudere nella sua opera: dalla memoria del dolore nasce un simbolo di bellezza e di futuro. Un’opera che rinsalda ulteriormente il legame profondo tra il maestro e Signa, un rapporto che vogliamo continuare a valorizzare attraverso il prossimo restauro della scultura “La solidarietà” e la grande mostra diffusa che dedicheremo ad Antonio nella primavera del 2027, coinvolgendo la Pieve di San Lorenzo, il palazzo comunale e il Museo civico della paglia. Perché l’arte ha anche questa straordinaria capacità: custodire la memoria di chi ci ha lasciato e, nello stesso tempo, celebrare la vita che continua”.
Il nuovo bronzo racchiude un’intensa riflessione sul rapporto tra uomo, natura e vita. Al centro della composizione emerge una figura femminile che sorregge un fiore, espressione della forza generatrice dell’acqua, mentre le figure si intrecciano in una costruzione simmetrica e armoniosa. “Ho voluto raccontare l’emozione della vita attraverso l’acqua, che è all’origine di tutto, – ha spiegato Manzi – in quest’opera si incontrano due mondi, quello dell’arte e quello della natura, attraverso il rapporto tra l’uomo e la donna, dal quale nasce la vita. Per me l’arte deve riuscire a trasmettere emozioni, a raccontare ciò che abbiamo dentro e a trasformarlo in qualcosa che possa appartenere a tutti. E sapere che quest’opera vivrà a Signa, in uno spazio pubblico, le dà un significato ancora più profondo”.

A sottolineare il valore dell’iniziativa anche il presidente del Rotary Club Bisenzio Le Signe, Raimondo Perodi Ginanni: “Il Rotary è da sempre vicino alle comunità, alla cultura e all’arte, nella convinzione che valorizzare la bellezza significhi contribuire alla crescita di un territorio, sostenere questa iniziativa rappresenta per noi un motivo di grande soddisfazione. L’acqua è vita, è un elemento fondamentale della natura e della nostra storia. Attraverso l’arte di Antonio Manzi diventa anche un segno di speranza e di rinascita. A sessant’anni dall’alluvione, quest’opera assume un valore ancora più importante, perché unisce il ricordo del passato alla volontà di costruire un futuro di bellezza, duraturo nel tempo”.
