SIGNA – Dopo la dura presa di posizione della Pubblica Assistenza di Signa in merito alla decisione di chiudere il servizio di guardia medica presso la sede dell’associazione (Pubblica Assistenza di Signa dal 1 aprile senza guardia medica: “Avvisati con una Pec, la decisione è della Ausl” – Piana Notizie), a entrare nel dibattito è la segreteria Spi-Cgil delle Signe: “Abbiamo appreso dalla Pubblica Asssitenza della decisione della Ausl di chiudere la sede di Signa della guardia medica presso la struttura della stessa Pubblica Assistenza e la riduzione della presenza alla sola costruenda Casa di comunità presso l’Alfa Colombus di Lastra a Signa. Ma la decisione di concentrare la guardia medica nel solo territorio lastrigiano aumenterà le difficoltà che già si erano manifestate con la riduzione della fascia oraria di presenza avvenuta in passato”.
La Lega Silvano Sarti-“Pillo” dello Spi-Cgil delle Signe si unisce quindi alla protesta dei cittadini e della stessa Pubblica Assistenza “per una decisione unilaterale e chiede all’amministrazione comunale e al sindaco Fossi, responsabile sanitario, di pronunciarsi e di premere sulla Regione e sulla Ausl perché la decisione sia rivista. Ridurre la presenza della guardia medica aggrava la possibilità per i cittadini anziani di utlizzare il servizio, complica la possibilità di avere visite domiciliari quando i medici di famiglia non siano a disposizione ed è in contraddizione con la scelta stessa di realizzare a Signa un ospedale di comunità con 10 posti letto e ambulatori ristrutturando palazzo Ferroni. Tanto più che la guardianeria del pronto soccorso dell’ospedale di zona a Torregalli già necessita di interventi urgenti sia per la manutenzione ordinaria, sia per le condizioni di sicurezza nell’accesso specie nelle ore notturne”.
“La politica assistenziale e sanitaria per una popolazione via via più anziana, – concludono – in un’area congestionata dal traffico e con servizi urbani comunali e intercomunali carenti trarrà beneficio dalla realizzazione di siti di eccellenza come le case e gli ospedali di comunità, ma questo non significa legittimare la riduzione dei servizi territoriali o la loro disponibilità o raggiungibilità”.
