SIGNA – Il 3 e 4 ottobre Signa ospita “Effemera”, manifestazione multidisciplinare dedicata alle arti contemporanee, nata in occasione del 130° anniversario dello sciopero delle trecciaiole del 1896, una delle pagine più significative della storia del lavoro femminile e della memoria sociale del territorio. Promossa e organizzata dalla collettiva Idde e dall’associazione Pollicino in collaborazione con il Museo civico della paglia e l’associazione Museo della paglia e dell’intreccio “Domenico Michelacci”, l’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Signa e si svolgerà negli spazi del Museo della paglia. Per due giorni, quindi, il museo diventerà un cantiere espositivo e un laboratorio partecipativo nel quale pittura, scultura, fotografia, installazioni, performance e pratiche tradizionali come il ricamo e l’intreccio entreranno in dialogo con i temi del lavoro, della condizione femminile, del riscatto sociale e della memoria collettiva.
“Siamo particolarmente soddisfatti di ospitare a Signa un progetto che ha scelto il linguaggio dell’arte contemporanea per rileggere una pagina fondamentale della nostra storia – ha commentato il sindaco Giampiero Fossi – a 130 anni dallo sciopero delle trecciaiole, ricordare quelle donne significa parlare non soltanto del nostro passato, ma anche di lavoro, diritti, dignità ed emancipazione. È importante che questa memoria continui a vivere e riesca a parlare alle nuove generazioni attraverso forme e linguaggi nuovi. Il Museo della paglia è il luogo naturale per costruire questo incontro fra storia, arte e comunità”. Il percorso coinvolgerà tredici artisti tra arti visive e performance: Monica Taverna, Emilia Innocenti Degli e Daniele Varocchi di Anastatica, Patrizia Leonardo, Giulia Noci, Tsetsegsuren Togooch, Alessandro Gonfiantini, Valentina Brancaforte, Donatella Giglitto, Lizzy Sainsbury, Angela Meucci, Giorgia Madiai, Francesco Cappelli e Tommaso Diana.
Al centro di “Effemera” ci saranno tre grandi direttrici: il lavoro e il riscatto sociale, partendo dalla protesta delle trecciaiole del 1896; la memoria collettiva, riletta e riattivata attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea; la partecipazione della comunità, attraverso momenti di intreccio e ricamo collettivo capaci di recuperare la dimensione condivisa del “fare insieme”. “L’iniziativa nasce dalla volontà di non limitarsi a commemorare una ricorrenza, ma di farla tornare viva e presente, – ha aggiunto Matteo Mannelli, presidente dell’Associazione Pollicino – lo sciopero delle trecciaiole racconta donne che seppero prendere parola e rivendicare dignità attraverso il proprio lavoro. Abbiamo voluto mettere quella storia nelle mani degli artisti e della comunità, creando un dialogo tra creatività e partecipazione. Le offerte libere raccolte da Pollicino saranno devolute ai bambini di Gaza”.
