CAMPI BISENZIO – “Tra pallottolieri e memoria: a Campi si spera nel cielo, la Regione promette cantieri per il 2027”: a parlare così sono i rappresentanti del Comitato alluvionati campigiani 2023 – Il Racchio, che commentano le recenti parole del presidente della Regione, Eugenio Giani, che nei giorni scorsi ha illustrato gli interventi da realizzare in materia di sicurezza idraulica nei vari territori (Tre anni dopo l’alluvione interventi per 121 milioni in Toscana – Piana Notizie). “Nel giorno della terza ricorrenza della tragica notte tra il 2 e il 3 novembre 2023, i campigiani guardano al cielo con apprensione ogni volta che scende la pioggia. Nel frattempo, nelle stanze della politica e dei dirigenti regionali, si gioca ancora con il pallottoliere per presentare un programma di opere che parla, tre anni dopo, prevalentemente di risorse “riassegnate” e di progettazioni ancora da realizzare”.
Per entrare nel merito della questione, “dietro la cifra tonda dei 121 milioni di euro annunciati con enfasi per la sicurezza idraulica della Toscana, i numeri raccontano infatti una storia fatta di lunghe attese e risorse ‘riciclate’. Oltre la metà del pacchetto (67,8 milioni) proviene da Bruxelles tramite il Fondo di solidarietà UE; ben 42 milioni non sono risorse fresche, bensì “economie”, ovvero fondi statali della Protezione civile stanziati all’indomani del disastro del 2023, rimasti incagliati nelle pieghe delle burocrazie e solo oggi riallocati. L’impegno diretto del bilancio regionale si ferma alla quota marginale di 12 milioni. Per Campi Bisenzio, il comune più martoriato dalla tragedia, la fetta annunciata è di 15 milioni di euro destinati a cinque interventi chiave: dal consolidamento degli argini del Bisenzio (tra via Barberinese, Capalle e via San Rocco) alla mitigazione del torrente Marinella di Travalle, fino all’efficientamento dell’impianto di Crucignano e alla Gora di Ciliegio”.
E ancora: “Un approccio parcellizzato che richiede che tutte le opere vengano ultimate contestualmente per evitare l’effetto “anello debole”. Se anche un solo cantiere accumula ritardi, la piana rimane esposta. A rendere ancora più surreale il quadro c’è poi il Documento operativo per la difesa del suolo (Dods) della Regione, dove il nome di Campi Bisenzio scompare dagli interventi strutturali programmati. Il comune simbolo dell’alluvione è il grande assente della pianificazione ordinaria di medio periodo. Poi il silenzio più assordante: le grandi casse di espansione e le vasche di laminazione a monte. Il piano continua a puntare sulla logica dei micro-interventi locali, dei rappezzi arginali e della manutenzione spondale (dal Marinella al Bisenzio). Misure certamente urgenti, ma che da sole non bastano a imbrigliare, né a regimare l’acqua prima che si riversi nell’imbuto urbanizzato di Campi, insomma si continuano a mettere cerotti su una ferita aperta. La vera nota dolente resta il cronoprogramma. A tre anni dall’alluvione si “festeggia” l’ennesimo annuncio promettendo i progetti esecutivi entro l’estate e l’avvio dei lavori entro il 2027, con la prospettiva di una reale messa in funzione delle infrastrutture a 4 o 5 anni dall’emergenza. Per chi risiede e lavora a Campi Bisenzio, la sensazione è che il tempo della prevenzione scorra molto più lentamente di quello del meteo”.
