Confartigianato: “Firenze tra le più esposte alla crisi in Medio Oriente: è la seconda provincia italiana per export nell’area”

FIRENZE – La guerra in corso in Medio Oriente, oltre a creare una nuova crisi umanitaria e geopolitica, rappresenta un grave fattore di rischio economico per un territorio come quello fiorentino, tra i più esposti in Italia nei rapporti commerciali con quell’area del mondo. I dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato mostrano infatti come la provincia sia oggi la seconda in Italia […]

FIRENZE – La guerra in corso in Medio Oriente, oltre a creare una nuova crisi umanitaria e geopolitica, rappresenta un grave fattore di rischio economico per un territorio come quello fiorentino, tra i più esposti in Italia nei rapporti commerciali con quell’area del mondo. I dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato mostrano infatti come la provincia sia oggi la seconda in Italia per valore dell’export verso il Medio Oriente dopo Milano: un risultato che testimonia la forza internazionale del sistema produttivo locale ma che, proprio per questo, rende il territorio particolarmente vulnerabile alle tensioni geopolitiche estere. Nel 2025 l’export della provincia di Firenze verso i Paesi del Medio Oriente ha raggiunto 2,1 miliardi di euro, con una crescita molto significativa del +36,9% rispetto all’anno precedente. Un’espansione che conferma la forte vocazione internazionale del tessuto produttivo fiorentino ma che, nel contesto attuale di conflitto e instabilità, rischia di trasformarsi in un fattore di fragilità per l’economia locale.

Questa esposizione si riflette anche sull’economia complessiva del territorio: il valore dell’export verso l’area pesa per il 4,57% sul Pil provinciale, un dato che colloca Firenze ben al di sopra della media nazionale e tra le province italiane maggiormente coinvolte nelle dinamiche economiche del Medio Oriente. Secondo Confartigianato Imprese Firenze, il rischio è che il conflitto in corso produca uno shock asimmetrico per il sistema produttivo locale. Se da un lato l’export ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali motori della crescita, dall’altro l’incertezza geopolitica e la volatilità dei mercati rischiano di mettere sotto pressione imprese e filiere produttive, già alle prese con le conseguenze di quattro anni di guerra in Ucraina, con costi elevati per energia e credito e con nuove tensioni sui prezzi delle materie prime.

In questo quadro, preoccupano in particolare i segnali di volatilità sui prezzi di gas, elettricità e gasolio registrati nelle rilevazioni di marzo 2026, l’aumento del costo dei prestiti alle imprese – cresciuto di 236 punti base tra il 2021 e il 2025 – e il rischio che la ripresa della produzione manifatturiera, tornata a salire nel terzo trimestre del 2025 dopo oltre due anni di flessione, possa essere compromessa dal nuovo scenario internazionale. “La provincia di Firenze rischia di pagare il prezzo delle sue eccellenze e della loro apertura ai mercati mondiali, – dice Serena Vavolo, presidente di Confartigianato Imprese Firenze – è indispensabile un monitoraggio costante per evitare che questa crisi mini le fondamenta del nostro tessuto produttivo proprio in una fase di delicato rallentamento. Non possiamo ignorare che i segnali di prezzo e l’alta volatilità di questi giorni sono campanelli d’allarme che richiedono vigilanza per l’intera filiera, onde evitare che l’incertezza congeli definitivamente gli investimenti e la domanda di lavoro delle nostre piccole imprese”.