CAMPI BISENZIO – “Abbiamo letto con attenzione la risposta del vicesindaco Federica Petti. Una replica che denota un’abile retorica politica, l’arte di rispondere a una domanda parlando d’altro, ma che non risolve, anzi aggrava, il problema di fondo che avevamo sollevato con spirito costruttivo. Noi avevamo elogiato l’iniziativa chiedendo una semplice correzione per renderla inclusiva. La risposta è stata una chiusura netta, basata su tre argomentazioni che riteniamo istituzionalmente pericolose”: lo dicono in una nota i Giovani Democratici “controreplicando” alle parole di Petti (GD: “Consulta giovani: un passo avanti, ma un’occasione mancata”. Vicesindaco Petti: “Dedicata agli adolescenti, non una giovanile di partito” – Piana Notizie)
Per poi aggiungere: “Petti ammette che la “Consulta 15-20 anni” rientra in un progetto di “comunità educante”, come prosecuzione del consiglio comunale dei ragazzi. Ecco l’errore: trattare i ventenni come bambini. Un ragazzo di 19 o 20 anni oggi vota per il Senato, guida l’auto, firma contratti di lavoro, va all’università. Non è un soggetto pedagogico da inserire in un “doposcuola civico”; è un cittadino adulto. Ridurre la partecipazione giovanile a un fatto “educativo” significa non riconoscere dignità politica ai giovani di Campi. Afferma che per gli over-20 “esistono i partiti” e invita a chiedersi perché questi non intercettino i giovani. Il cortocircuito logico è evidente: la Consulta istituzionale serve proprio a colmare quel vuoto. Dire a un cittadino di 25 anni che, se vuole partecipare, deve per forza rivolgersi a un partito, perché il Comune gli chiude la porta della Consulta, è una sconfitta per l’istituzione, che dovrebbe essere la casa di tutti, indipendentemente dalle tessere in tasca. Se i partiti sono in crisi, come lei stessa ammette, il Comune ha il dovere di offrire spazi civici alternativi, non di dire “arrangiatevi”…”.
“Inoltre – concludono – cita giustamente “il lavoro precario, l’emergenza abitativa, i salari bassi” come i veri problemi dei giovani. È paradossale: sono i problemi che affliggono la fascia 20-30 anni, ma impedisce a questa stessa fascia di sedersi al tavolo della Consulta per parlarne. Infine, il fatto che sindaco e vicesindaco siano under 35 è un dato anagrafico personale, non una garanzia politica per la collettività: il successo di due singoli non sostituisce la voce di migliaia di giovani cittadini. Rinnoviamo l’appello: si abbandoni la retorica e si accolga la critica costruttiva. Se si vuole fare una “Consulta adolescenti”, la si chiami così. Ma se si vuole una Consulta giovani, si abbia il coraggio di confrontarsi con i giovani adulti, senza paura che portino istanze “troppo grandi” per essere gestite come un progetto scolastico”.
