Consultori familiari, Cgil Prato e Pistoia e Spi Cgil Prato e Pistoia: “A Prato ne servono di più. Almeno altri due”

PRATO –  “In una provincia di 260mila abitanti, c’è praticamente un solo consultorio. Decisamente poco”. Lo denuncia la Cgil Prato e Pistoia e insieme allo Spi Cgil Prato e Pistoia sulla situazione dei consultori familiari nella città laniera. Confederazione e sindacato pensionati hanno infatti riunito i vertici istituzionali (Lucia Pierazzoli, segretaria Ordine dei medici di […]

PRATO –  “In una provincia di 260mila abitanti, c’è praticamente un solo consultorio. Decisamente poco”. Lo denuncia la Cgil Prato e Pistoia e insieme allo Spi Cgil Prato e Pistoia sulla situazione dei consultori familiari nella città laniera. Confederazione e sindacato pensionati hanno infatti riunito i vertici istituzionali (Lucia Pierazzoli, segretaria Ordine dei medici di Prato, Marta Logli, consigliera regionale, Arianna Maggiali, direttrice attività consultoriali Ausl Toscana Centro, Monica Marini, dirigente Regione Toscana, Lorena Paganelli, direttrice Società della salute Prato, Laura Quitadamo, vicepresidente quinta Commissione consiliare Comune di Prato, Elisa Scatena, direttrice Ostetricia e ginecologia ospedale, Elena Nardi, Centro salute Donna, gli assessori Ilaria Santi e Paolo Morello, rispettivamente alle pari opportunità e alla sanità e alle politiche sociali), nella sala Fattori della Camera del Lavoro di piazza Mercatale, “per fare il punto – nelle parole introduttive  di Cristina Pierattini, segretaria Cgil Prato Pistoia – sullo stato delle cose e, a poco più di 50 anni dalle legge che li ha istituiti, sul numero dei consultori operanti e sulle attività offerte nel nostro territorio”. Ne è venuto fuori il quadro di un servizio che non c’è o per meglio dire, con la segretaria Spi Cgil Prato Pistoia Grazia Tempesti, “che, pur nella consapevolezza delle difficoltà che la sanità sta incontrando, per risorse e personale, è abbondatemene al di sotto della media regionale”. Insomma, hanno ribadito Pierattini e Tempesti, “un consultorio per l’intera provincia è poco”.

Il quadro tracciato nella conferenza, svoltasi nel pomeriggio di ieri, non è dei migliori: lo stesso consultorio attivo a pieno regime (“o con quasi tutti servizi, – aggiunge Tempesti – perché sulla menopausa non si capisce bene cosa possa dare”) è “poco visibile”, è inserito, nella palazzina del Misericordia e Dolce, “in mezzo a tanti altri servizi”, non è, per questo, in grado di offrire “garanzie di riservatezza e privacy, assolutamente necessarie per un consultorio”. Il resto, composto da altre cinque strutture “derivate” è ancor meno confortante: al centro “Eliana Monarca” si fa la prevenzione oncologica, in Vallata si fanno gli screening o poco più, a Montemurlo c’è qualcosa in più in virtù del consultorio giovani, a Poggio a Caiano c’è un servizio ginecologico. Ma siamo molto lontani dai parametri regionali, che stabiliscono una struttura a rete per cui, a rigore, a Prato, ce ne dovrebbero essere almeno cinque. Cgil Prato e Pistoia e Spi Cgil Prato e Pistoia non si spingono a tanto.  “Ma certamente – dice Pierattini – abbiamo bisogno di aprire almeno un altro consultorio familiare, con tutti i servizi, se non due”. E con un occhio di riguardo verso i giovani “per la funzione strategica che il consultorio può avere nella prevenzione e nell’educazione affettiva”, e verso gli stranieri “la cui grande presenza richiede mediatori culturali, attenti non solo alla traduzione linguistica, cosa già funzionante, ma anche al superamento di barriere legate a usi e costumi che rendono difficile l’avvicinarsi al servizio”.