FIRENZE – Non solo negozi d’abbigliamento, a tirare giù la saracinesca insieme a tante altre attività ci sono ormai anche i bar. Negli ultimi sei anni la Toscana ha perso un locale su sei: un’emorragia silenziosa che sta spegnendo i centri di gravità della vita sociale. È quanto emerge dai dati sulle imprese del servizio bar presentati da Confesercenti nell’ambito dell’iniziativa nazionale sulla desertificazione commerciale. Tra il 2019 e il 2025 in Toscana si assiste a una profonda crisi dei bar, che passano infatti da 4555 a 3574, con ben 801 chiusure che equivalgono a una contrazione del 17,6% degli esercizi. Un fenomeno generato da diversi fattori, con una ricchezza perduta per il territorio regionale stimata in 240 milioni di euro, tra mancati consumi, minore occupazione e riduzione del gettito fiscale.
“Il brusco calo registrato – dice Franco Brogi, presidente regionale Fiepet Confesercenti Toscana (nella foto) – rileva una criticità strutturale che va a intaccare un punto di riferimento importante per la vita sociale quotidiana e la vitalità delle comunità locali. I dati forniti sono abbastanza drammatici perché i bar sembravano un investimento sicuro e invece si è scoperto che sono in crisi profonda. La crisi dei bar è sintomatica di un modello italiano in crisi, perché il bar di quartiere è un presidio di socialità e di sicurezza per le nostre città e i nostri quartieri, e si va a perdere una delle nostre identità”. Tra le principali cause delle cessazioni, accanto all’aumento delle spese, dagli affitti alla spazzatura fino all’energia elettrica e al gas, emergono anche altre fattori.
“I cambiamenti negli stili di vita nel periodo post Covid – spiega Brogi – con l’affermazione dello Smart Working e il minor spostamento da casa per diverse categorie di lavoratori e intere aziende, hanno travolto molte attività che si sostenevano con i pranzi dei pendolari e degli impiegati”. Per contrastare la desertificazione commerciale, Confesercenti ha lanciato la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità” finalizzata proprio a promuovere interventi concreti a tutela del tessuto urbano e commerciale. “Non è tardi se si inizia subito a fare le mosse giuste: la riqualificazione urbana, riportare gli eventi e i mercati nei centri e far vivere i centri dei paesi. L’appello è quello di firmare la nostra raccolta firme per la legge sulla riqualificazione urbana, sperando – conclude Brogi – di sensibilizzare anche la parte politica”.
