Lavoratori Teckna Impianti: quasi 5 mesi di ritardo sugli stipendi. “Chiediamo la verità”

CAMPI BISENZIO – Continuano le agitazioni dei lavoratori di Teckna Impianti, l’azienda produttrice di sistemi per la sicurezza, telegestione e controllo che da qualche mese si è trasferita da Signa a Capalle (Campi). E da almeno 4 mesi, affermano i lavoratori in presidio davanti ai cancelli, non vengono pagati gli stipendi. “A fine novembre saranno cinque mesi, anche se irregolarità ci sono almeno da tre anni – spiega Marco Valenti, della Rsu – siamo alla seconda settimana di sciopero, dalla prossima inizieremo a fare 8 ore di sciopero giornaliere. A quel che sappiamo la fatturazione è ferma da agosto, e l’azienda si perde in azioni contrastanti e non sappiamo dove voglia arrivare. Mette persone a casa, ora che avrebbe bisogno di forza lavoro anche per il previsto trasferimento nella nuova sede”. I lavoratori chiedono a gran voce il ripianamento degli stipendi, ma anche chiarezza sulle prospettive e sul piano industriale. Domande che però, da un anno
rimangono senza risposta. Negli scorsi mesi, 7 persone sono state interessate da una cassa integrazione di tre mesi.  “C’è da dire che ieri l’azienda, rappresentata dall’amministratore unico Alessandro Finestauri, ha comunicato la richiesta di un tavolo di crisi con Provincia, Regione e Comune di Campi”. Aggiunge più positivo Emiliano Maggini.
Ma altri lavoratori riferiscono di un tavolo già avviato lo scorso anno che arrivò ad un nulla di fatto per la mancanza di un reale interessamento da parte dell’azienda, che si sarebbe tirata indietro prima di arrivare ad una conclusione. “Bene il tavolo; l’amministratore ha anche dichiarato alla stampa che al 30 novembre saranno arrivati gli stipendi di luglio e agosto – prosegue un altro dipendente, Fabrizio Pini – ora vedremo. Siamo sempre stati aperti al dialogo e cerchiamo un accordo, ma vogliamo la verità sullo stato dell’azienda o sulle sue intenzioni. A 54 anni e pochi anni alla pensione non è che mi diverto a stare qui al freddo a fare sciopero, ma credo di avere diritto ad avere quello che ho lavorato e soprattutto a non essere preso in giro”.

Francesca Gambacciani