Lotta alla povertà alimentare: quasi il 5% delle famiglie toscane in difficoltà. Dal 2008 al 2024 sono raddoppiate

FIRENZE – “Povertà alimentare: la nuova frontiera della povertà sociale”: questo il tema del convegno, organizzato da Federconsumatori Toscana, Spi Cgil Firenze e Unicoop Firenze, che si è svolto stamani a Firenze a Palazzo Medici Riccardi. L’occasione per fare il punto sui dati del fenomeno e presentare due azioni per contrastare la povertà alimentare: il […]

FIRENZE – “Povertà alimentare: la nuova frontiera della povertà sociale”: questo il tema del convegno, organizzato da Federconsumatori Toscana, Spi Cgil Firenze e Unicoop Firenze, che si è svolto stamani a Firenze a Palazzo Medici Riccardi. L’occasione per fare il punto sui dati del fenomeno e presentare due azioni per contrastare la povertà alimentare: il progetto “Cosa metto nel carrello” e un decalogo di interventi. Il quadro generale sulla povertà in Toscana, infatti (Nono Rapporto 2024, presentato a marzo 2026 da Regione Toscana, Anci Osservatorio Sociale regionale) dice che il 4,9% delle famiglie toscane vive in povertà assoluta. Dato in aumento rispetto al 2023 (3,5%),
ma inferiore alla media nazionale (6,2%%): dal 2008 al 2024 la povertà assoluta è più che raddoppiata, passando dal 2,4% al 4,9%.

Le famiglie con difficoltà ad arrivare a fine mese sono un numero altissimo: 48,5% nel 2025, mentre nel 2024 era 56,3%. Quasi 1 famiglia su 5 non regge una spesa imprevista di 2.000 euro, e circa 1 su 6 fatica già con una di 800 euro. I dati Federconsumatori Toscana sul 2025 dicono che le persone che si sono rivolte agli sportelli regionali, lamentando problemi nell’ approvvigionamento alimentare, sono 7.500 (donne 64%, fascia 25–44 anni 26%, fascia 55–64 anni 31%, fascia 65–74 anni 27%, fascia 75–85 anni 16%, anziani in aumento del 16% rispetto il 2024, stranieri 62%.

In Toscana la povertà alimentare non è un fenomeno marginale, né temporaneo, ma è una questione strutturale che riguarda decine di migliaia di persone. Oggi circa 60.000 famiglie toscane vivono in povertà assoluta. Oltre il 13% della popolazione è a rischio di esclusione sociale. In Toscana il 15% delle famiglie ha difficoltà ad accedere a beni essenziali e il 12% non può affrontare una spesa imprevista. Questo significa vivere costantemente sul limite della povertà e che basta un imprevisto per scivolare nella povertà alimentare. Un aspetto particolarmente critico riguarda la popolazione anziana. Secondo le stime, in Toscana vivono circa 920.000 persone over 65, fino al 30% può trovarsi a rischio malnutrizione o difficoltà alimentare (per motivi di necessità o cattive abitudine). Si tratta di circa 276.000 anziani potenzialmente vulnerabili. Di questi, 140.000 i malnutriti.

Il caso di Firenze Città è emblematico: città internazionale, turistica, economicamente dinamica dove, al suo interno convivono fragilità profonde: migliaia di persone dipendono da aiuti alimentari; una quota rilevante di famiglie ha ISEE molto basso; circa 36.000 anziani sono a rischio malnutrizione. Il problema non è solo la povertà “tradizionale”, a Firenze emergono nuove forme di vulnerabilità: lavoratori poveri, con redditi insufficienti nonostante l’occupazione; anziani soli, esclusi dalle reti sociali; famiglie schiacciate dal costo della vita, soprattutto affitti e servizi. In una città dove il costo della vita cresce, anche chi lavora può non riuscire a mangiare in modo adeguato. Questo è il vero paradosso: la crescita economica non si traduce automaticamente in benessere diffuso.

Federconsumatori Toscana, Unicoop Firenze e Spi Cgil Firenze hanno redatto un decalogo contro la povertà alimentare, invitando a sottoscriverlo soggetti istituzionali, organizzazioni, associazioni. “Il cibo è un diritto, non un privilegio”. Obiettivi: garantire a tutte le persone l’accesso a un’alimentazione sana e dignitosa, riducendo al contempo le cause strutturali della povertà alimentare. Linee di intervento: 1) Empori solidali territoriali. Supermercati sociali dove le persone vulnerabili possono scegliere prodotti con una tessera dedicata; 2) Buoni alimentari stabili. Trasformare i buoni spesa da misura emergenziale a strumento permanente di welfare locale; 3) Recupero e redistribuzione delle eccedenze. Reti tra supermercati, mercati, ristoranti e aziende agricole per ridurre spreco e fame; 4) Mense comunitarie. Spazi di condivisione dove ricevere cibo e rafforzare la socialità; 5) Osservatorio locale sulla povertà alimentare. Raccolta dati e monitoraggio costante per politiche più efficaci; 6) Programmi di educazione alimentare. Percorsi nelle scuole e nei quartieri su alimentazione sana, salute e sostenibilità; 7) Sostegno mirato alle famiglie. Accesso a mense scolastiche e pacchi alimentari per nuclei fragili; 8) Integrazione con politiche sociali. Collegare cibo, lavoro, casa, salute e inclusione sociale; 9) Coinvolgimento delle imprese. Promuovere responsabilità sociale delle aziende locali per sostegno alimentare; 10) Governance territoriale. Tavoli permanenti tra istituzioni, terzo settore, università e comunità per coordinare interventi.

Promuovere una cultura del consumo più consapevole, sostenibile e accessibile a tutti: questo invece l’obiettivo del progetto “Cosa metto nel carrello”, promosso da Spi Cgil Firenze e Federconsumatori Toscana per contrastare la povertà alimentare e supportare i cittadini, in particolare le fasce più fragili, nelle scelte quotidiane legate al cibo. Il progetto si sviluppa attraverso la produzione di contenuti multimediali e attività informative che mirano a favorire scelte di acquisto più consapevoli e sostenibili; promuovere la conoscenza dei prodotti locali e delle filiere corte; contrastare disinformazione e messaggi pubblicitari fuorvianti. Saranno inoltre realizzati contenuti volti a implementare la consapevolezza dei danni derivanti dalla cattiva alimentazione, sia essa causata dalla privazione che dagli eccessi, con particolare attenzione alla lettura delle etichette, all’analisi dei componenti e alle strategie di marketing e packaging che possono abbassare l’attenzione del consumatore o indurlo ad acquistare prodotti non adeguati a una corretta alimentazione. Un’attenzione particolare è rivolta anche alla prevenzione delle malattie legate alla cattiva alimentazione e alla riduzione dello spreco alimentare. Il messaggio centrale sarà quello della moderazione negli acquisti come strumento concreto per evitare sprechi e migliorare la qualità della dieta.