CARMIGNANO – “Finalmente la sezione riservata alla necropoli di Comeana, in particolare al tumulo di Montefortini, si arricchisce e si amplia”, dice all’inaugurazione la direttrice del Museo archeologico di Artimino, Maria Chiara Bettini: 80 gli oggetti d’avorio, provenienti dal corredo del principesco tumulo che da ieri, venerdì 13 marzo, sono in mostra permanente in un’ala dedicata del museo “Francesco Nicosia”. Ottanta esemplari, tra statuette, maschili e femminili, testine, elementi decorativi, pissidi, recuperati dopo un lungo lavoro di restauro, coordinato dall’archeologo Massimo Tarantini della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Firenze e Prato ed eseguito da Laura Benucci e Agnese La Torrata.
“Piccoli e grandi capolavori, che danno veramente l’idea di come fosse sontuoso questo corredo principesco”, aggiunge Bettini o, per dirla in altro modo, con l’assessore alla cultura Maria Cristina Monni, “di come Montefortini fosse una potenza nel mondo etrusco. E più in generale come lo fosse l’intero territorio di Carmignano”.



Una nuova collezione, scaturita dalla ricomposizione di circa diecimila frammenti ad opera di esperti professionisti, per un restauro finanziato dalla Regione Toscana e anche dalla Confederazione Svizzera. Una nuova raccolta che estende la collezione permanente del museo, fatta di preziosi oggetti in avorio che si distinguono per la profusione della materia prima utilizzata, per la qualità dell’esecuzione, per la varietà e l’originalità delle iconografie presenti, “che dà realmente la misura – conclude Bettini – di quelle che dovevano essere le capacità economiche e culturali dell’élite che controllava il territorio carmignanese”. Nella sintesi del sindaco Edoardo Prestanti, infine, “Carmignano continua ad essere simbolicamente la capitale della civiltà etrusca della provincia di Prato, custode di una civiltà alla base dell’Italia come nazione e come popoli italici, da tramandare alle future generazioni”.
