CARMIGNANO – Alia, così non va. O, nell’estrema sintesi del sindaco Edoardo Prestanti, “Un’altra Alia è possibile”. Soprattutto è da cambiare il modello operativo, “puntando a una organizzazione industriale efficiente e efficace del ciclo rifiuti”, come ha spiegato Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy e coordinatore del Centro di ricerche rifiuti zero del Comune di Capannori. Carmignano, due giorni fa, ha ospitato infatti la conferenza sul tema “Gestione dei rifiuti, le alternative per ridurre le tariffe e migliorare il servizio”: l’ammonimento, forte e chiaro, è arrivato dalla sala consiliare del Comune, con quest’ultimo, che a suo tempo votò contro il piano finanziario di Plures Alia, che si candida a coordinare le amministrazioni locali (“Non ci sono solo più Campi Bisenzio e Poggio a Caiano a chiedere con Carmignano un deciso cambio di passo”) insoddisfatte delle azioni della società di igiene urbana e delle tariffe, leggi Taric e Tarip, considerate troppo care per un servizio ritenuto carente. Del resto, la valutazione di Prestanti, nelle vesti di padrone di casa, su Alia è netta: “La gestione è fallimentare”. E pochi dubbi anche nella diagnosi che lo ha spinto a organizzare l’incontro di sabato: a) “E’ una società pubblica, dove però le decisioni sono prese dai manager, che fanno e disfanno senza dare conto a nessuno”; b) “Il servizio negli ultimi due anni è peggiorato: nella raccolta, nel porta a porta”; c) “Le tariffe sono aumentate drasticamente”.
Già, le tariffe. Il principio per cui è si è passati alla Taric, “chi meno produce, meno paga, chi più produce, più paga”, “è giusto, – secondo Marco Cardone, del comitato Trasparenza per Empoli – viene dall’Europa, dall’Unione europea, ma nei territori dell’Ato Centro che fanno parte dell’Ambito tariffario sovraccomunale, Ats1, Pratese, Empolese e Piana, è applicato male, all’incontrario”. Le ragioni? Costi di gestione non riconosciuti dall’Ato Toscana Centro e, ancora Cardone, “un indebitamento milionario che Alia si tira dietro e che finisce in tariffa. Una gestione non efficiente”. Chi punta a costruire impianti di grandi dimensioni solo a parole, hanno detto a Carmignano, è in sintonia con i modelli di “economia circolare”. “Sono sbagliate le strategie di gestione, – nella descrizione offerta da Stefano Seghetti – se si bruciano i rifiuti certamente si produce energia ma non si recuperano materiali, niente economia circolare. E si ingessa l’intero ciclo per i prossimi 20 e 30 anni, con impianti che, per capacità produttive e necessità di rientrare dai costi, devono durare nel tempo, anche quando l’innovazione tecnologica consentirà di fare altro”.
Anche qui la strategia, per Seghetti, viene dall’Europa: “Recupero, riuso, riciclo”. Una strategia fatta di tre momenti: più raccolta differenziata, nei 65 Comuni dell’Ato Centro (il meno esteso in Toscana ma il più popolato, 1.532.204 abitanti) raggiunge, in media, il 69,71% (a Carmignano è all’83%); più rifiuti puliti, più qualità nella raccolta; meno scarto, abbassare quel 31% di residuo, quasi esclusivamente multimateriale, permanente nell’Ato Centro. “Tutto questo si può fare, – aggiunge Seghetti – le tecnologie lo permettono. E’ il solo modo per abbassare le tariffe”. E, dulcis in fundo, generalizzare il “porta a porta”, anche in quei due-tre Comuni che hanno il maggior peso nell’Ato Centro, ma che hanno percentuali basse di raccolta differenziata. Da qui l’ultimo capitolo introdotto: la questione istituzionale. Così tradotta nelle conclusioni da Prestanti: “La programmazione deve essere decisa dai Comuni e non dai manager. I Comuni piccoli, che nell’Ato sono i più numerosi anche come popolazione, devono contare di più”.
