PRATO – “Prendo atto di come di recente in città si sia animato il dibattito sull’urbanistica, sia a mezzo stampa che sui social. È un confronto importante, perché è proprio attraverso le scelte urbanistiche che si disegna la Prato dei prossimi decenni. Prato non si rilancia demolendo la sua storia industriale, ma con una visione urbanistica seria e moderna. In questi giorni si parla molto di circa 130 immobili legati alla cosiddetta archeologia industriale e di 60 o 70 aziende che sarebbero bloccate dalle norme urbanistiche. Ma quando si vanno a leggere davvero le carte urbanistiche la realtà appare molto più articolata”: a dirlo è dichiara Claudiu Stanasel, candidato sindaco della Lega.
“Per quanto riguarda l’archeologia industriale, parliamo in realtà di 17 ex fabbriche, a cui si aggiungono il Cavalciotto, gli ex Macelli–Officina Giovani e la Camera di Commercio. Diverso è il caso dei cosiddetti complessi produttivi di valore tipologico, individuati attraverso 27 schede urbanistiche, alcune relative a singoli edifici e altre a porzioni più ampie di territorio con più fabbricati. Si tratta di un patrimonio che racconta l’epoca di grande sviluppo industriale di Prato e che rappresenta, nell’immaginario collettivo, la cosiddetta “città fabbrica”. È quindi giusto tutelarlo e valorizzarlo, senza però trasformarlo in un vincolo che impedisce ogni evoluzione. Chi vuole intervenire su questi edifici deve spesso confrontarsi con proprietà frazionate, dimensioni molto rilevanti degli immobili, vincoli esistenti e costi elevati legati a tecniche e materiali di recupero specializzati. Sono operazioni complesse che in molti casi scoraggiano gli investimenti”.
Per poi concludere: “Ma anche se si potesse intervenire indiscriminatamente su questo patrimonio, la città di Prato non si rilancerebbe attraverso la semplice sostituzione edilizia di quell’edificato. Il vero nodo è un altro: mettere rapidamente mano ad un nuovo piano operativo, con una rilettura complessiva del territorio urbanizzato e una verifica puntuale dei tessuti urbanistici e delle norme che regolano gli edifici classificati E2 ed E3, cioè migliaia di immobili esistenti – case, fondi e piccoli fabbricati – sui quali oggi le norme urbanistiche consentono interventi estremamente limitati, creando spesso difficoltà anche per lavori semplici che i cittadini vorrebbero fare nelle proprie proprietà. Prato non è fatta solo da 60 o 70 aziende. Esistono 20-30 mila proprietari di case, negozi, fondi e piccoli magazzini che ogni giorno si scontrano con norme urbanistiche troppo rigide, che spesso non consentono neppure interventi minimi come aprire una finestra, modificare una copertura o realizzare piccoli ampliamenti. Rimettere in moto questi piccoli interventi diffusi significa riattivare davvero la filiera dell’edilizia e dare impulso all’economia locale. È questa la chiave per il rilancio urbanistico della città”.
