Sesto Fiorentino: i Cobas Ginori non parteggiano per alcuna cordata ma vogliono che la fabbarica resti a Sesto

SESTO FIORENTINO – Con un comunicato diffuso in tarda mattinata i Cobas Ginori si dichiarano “sorpresi che un articolo di questo tenore appaia alla vigilia di un incontro delicato come quello di domani presso la sede dell’assessore Simoncini in Regione Toscana”. I Cobas si riferiscono ad un articolo de Il Sole 24 Ore con i lquale si annunciava, come cosa fatta, la cessione della Ginori alla Sambonet. Subito attviatisi nei confronti del presidnete del liquidatore Milanesio, i sidnacalisti dei Cobas hanno raccolto la seguente dichiarazione: “A nome del Collegio dei liquidatori – dice Milanesio – in merito all’articolo pubblicato su Il Sole 24 ore di oggi confermo che allo stato il Collegio non ha assunto decisioni in merito alla scelta finale dell’acquirente, nè ha individuato candidature preferenziali.  Le valutazioni verranno effettuate come più volte dichiarato solo dopo aver analizzato tutte le offerte irrevocabili pervenute e non tralasciando le manifestazioni d’interesse esistenti, dopo  aver assistito alla presentazione dei piani industriali in sede istituzionale, dopo aver avviato le doverose  consultazioni con le parti socilali e, infine,  aver sottoposto al vaglio del Tribunale le possibili soluzioni.”
Per i Cobas “le sedi opportune per verificare i piani industriali delle società interessate all’acquisto di Richard Ginori sono quelle stabilite dal percorso comunicato dal bollegio dei liquidatori che prevede l’incontro di domani e successivi incontri tra il bollegio stesso e i rappresentanti dei lavoratori”.
La nota sindacale precisa che i Cobas non parteggiano per alcuna cordata mentre confermano la contrarietà nei confronti di Sambonet dopo l’incontro “svoltosi nella scorsa settimana tra Rsu e i fratelli Coppo proprietari di Sambonet” visto che il loro “piano industriale prevede il riassorbimento di solo un terzo dei lavoratori e lo spostamento di produzioni presso lo stabilimento di Rosenthal in Germania”. Il timore è che la storica manifattura di Sesto possa chiudere.