SCANDICCI – Una giornata di ascolto, analisi e, soprattutto, programmazione strategica. Si è concluso ieri presso l’Auditorium del Castello dell’Acciaiolo l’incontro “Il nuovo piano d’ambito: una strategia circolare per i territori”, promosso da Ato Toscana Centro e che ha segnato l’avvio del percorso di confronto pubblico per definire il futuro della gestione dei rifiuti nella Città Metropolitana di Firenze e nelle province di Pistoia e Prato. Appuntamento che ha visto il coinvolgimento di Anci, Upi, Cispel, sindacati, associazioni ambientaliste, categorie economiche e mondo cooperativo. “Ato Toscana Centro – si legge in una nota – ha voluto raccogliere spunti e istanze già in questa fase iniziale di redazione del Piano, che sarà successivamente sottoposto a tutti i passaggi formali di partecipazione previsti dalla legge e alla Valutazione ambientale strategica (Vas).
I dati presentati durante la mattinata dal direttore generale di Ato Toscana Centro, Dario Baldini, fotografano un territorio virtuoso, ma davanti a un bivio. Negli ultimi anni, la raccolta differenziata ha registrato una crescita costante, passando dal 60% del 2018 al 69,7% del 2024. Un risultato trainato da 38 Comuni su 65 che hanno già superato l’obiettivo del 75% fissato dal Piano regionale per il 2028. Fondamentale anche il passaggio alla Taric, già adottata da 32 Comuni, e l’estensione del “porta a porta”, che ha permesso di ridurre la produzione complessiva di rifiuti di 69.000 tonnellate nei primi tre anni.
Tuttavia, il sistema soffre ancora di una carenza strutturale che si traduce in quote significative sul fronte dell’export dei rifiuti. Nel 2024, il territorio ha dovuto infatti “esportare” fuori ambito circa 46.000 tonnellate di residuo urbano (RUR), 93.000 di organico (Forsu) e oltre 90.000 tonnellate tra scarti di trattamento (sovvallo) e combustibile da rifiuti (Css). Nonostante il fatto che il nuovo impianto di biodigestione di Montespertoli e il revamping dei due impianti Tmb del gestore Plures garantiscano il raggiungimento della tendenziale autosufficienza sul fronte della frazione organica e del trattamento meccanico, resta comunque scoperto l’ultimo anello della catena: gli impianti di chiusura del ciclo per i rifiuti non altrimenti valorizzabili.
Dagli interventi tecnici curati dagli uffici della Regione Toscana è emersa la necessità di rispettare i tempi di adozione del Piano d’ambito. Nonostante l’importante evoluzione impiantistica avviata nella scorsa Legislatura (con 15 impianti già realizzati o in corso di realizzazione e 4 in fase autorizzativa), il mercato non è stato in grado, sul fronte del recupero, di presentare proposte sufficienti ad assicurare la chiusura del ciclo. Il Piano dovrà dunque indicare soluzioni concrete per raggiungere l’autosufficienza, dando priorità all’adeguamento delle strutture esistenti, minimizzando il consumo di suolo e riducendo il conferimento in discarica a meno del 10% entro il 2035. Obiettivi, come ricordato dai tecnici regionali intervenuti, tassativamente imposti dalla normativa europea e nazionale.
“Il Piano d’ambito non è un adempimento burocratico, ma un impegno verso il futuro, – ha detto Paola Galgani, presidente di Ato Toscana Centro e vicesindaco di Firenze – siamo davanti a scelte che non possono più essere rinviate e a nodi che devono essere sciolti. Dobbiamo tenere insieme la sostenibilità delle tariffe con la qualità del servizio, trasformando la gestione dei rifiuti in un’attività industriale capace di concretizzare una visione pienamente circolare che punti a massimizzare il recupero di materia. Questo salto di qualità è possibile solo con una responsabilità condivisa tra Istituzioni e parti sociali. Senza dimenticare il protagonismo delle cittadine e dei cittadini: è grazie al loro sforzo quotidiano se oggi partiamo da numeri importanti, ed è a loro che dobbiamo garantire un sistema efficiente, circolare, pubblico e innovativo”.
