CAMPI BISENZIO – “Oggi la Segretaria del Pd, Elly Schlein, accompagnata dal presidente Eugenio Giani, ha visitato alcune aziende della Piana fiorentina, in un contesto generalizzato di grande difficoltà. Ma la provincia di Firenze conta circa venti crisi industriali aperte fra chiusure, ridimensionamenti e tavoli di crisi ancora irrisolti. Dall’automotive alla moda, dalla metalmeccanica alla chimica, il territorio vive una fase di arretramento produttivo che non può più essere liquidata come una semplice congiuntura internazionale”: a dirlo è il responsabile provinciale del Dipartimento attività produttive di Fratelli d’Italia, Kishore Bombaci.
“E’ vero che molte leve da questo punto di vista sono di competenza nazionale, ma non può negarsi che la Regione Toscana, guidata da anni dal centrosinistra, non abbia messo in campo una strategia industriale preventiva e strutturata. Di fatto, si è limitata a gestire le emergenze, convocare tavoli e distribuire ammortizzatori sociali, senza costruire una visione di lungo periodo capace di difendere e rilanciare il tessuto produttivo fiorentino. Nel distretto della moda assistiamo a cassa integrazione diffusa e piccole imprese dell’indotto in sofferenza. Nel comparto metalmeccanico pesano costi energetici elevati e difficoltà di accesso al credito. Nel settore automotive si è arrivati alla chiusura traumatica di stabilimenti simbolo senza che la Regione avesse predisposto strumenti efficaci di prevenzione delle delocalizzazioni”.
“Insomma, oggi una Regione che governa da decenni il territorio non può limitarsi a scaricare le responsabilità su Roma o sulla globalizzazione e pensiamo sia giusto che anche il segretario nazionale del Partito Democratico che guida questi territori e la Regione lo sappia. Serviva programmazione, serviva prevenzione, serviva una cabina di regia stabile per monitorare le aziende a rischio prima che le crisi esplodessero. Oggi – conclude Bombaci – paghiamo anni di assenza di una vera politica industriale regionale. Il risultato è un territorio più fragile, lavoratori più precari e imprese lasciate sole”.
