CAMPI BISENZIO – A Firenze “Luisa Via Roma” conta quattro negozi in centro e la sede di gestione in zona Campo di Marte e ha attualmente 200 dipendenti diretti (erano 300 fino all’anno scorso). Ma la crisi dell’azienda, per la quale il sindacato è in mobilitazione, tocca anche circa 100 lavoratori indiretti, quelli della Tsi Logistica Srl che gestisce in appalto l’e-commerce del brand presso il sito logistico di Campi Bisenzio.
Come spiega infatti Stefano Gorelli di Filt Cgil “La crisi aziendale di “Luisa Via Roma” e le profonde preoccupazioni relative alla riorganizzazione e alla gestione della stessa non riguardano soltanto il personale diretto, ma colpiscono duramente anche i lavoratori in appalto, delineando un quadro di incertezza che coinvolge l’intero sistema produttivo. Il personale della Tsi Logistica Srl è in stato di agitazione da fine febbraio scorso: nel sito è attivo un contratto di solidarietà che ha ridotto i salari, a cui si sono aggiunti ritardi nei pagamenti di stipendi e ammortizzatori sociali. Si sono registrati inoltre un aumento dei carichi di lavoro e demansionamenti. Lo scenario è di forte preoccupazione con timori per il futuro occupazionale”.
“Siamo consapevoli delle difficoltà, – aggiunge – ma la committenza non può considerarsi estranea rispetto a quanto avviene lungo la filiera: chi affida in appalto parti strategiche del proprio core business mantiene una responsabilità non solo economica, ma anche sociale e reputazionale. Per questo si chiede a “Luisa Via Roma” di assumere un ruolo attivo, garantendo la tutela occupazionale e la qualificazione della filiera. Alla luce di questa situazione, e delle preoccupazioni già espresse dal personale diretto in merito al futuro del marchio “Luisa Via Roma”, quanto sta accadendo tra i lavoratori e le lavoratrici in appalto rappresenta un segnale evidente di una crisi più ampia, che rischia di estendersi all’intera filiera. Il personale indiretto, riunitosi in assemblea con la Filt Cgil nei giorni scorsi, ha espresso la propria determinazione a proseguire il percorso di mobilitazione, costruendo un fronte comune lungo tutta la filiera, fino ad arrivare allo sciopero, per difendere salario, diritti e dignità. Non è accettabile che una crisi venga gestita scaricandone gli effetti solo sul lavoro: la responsabilità sociale deve essere il punto di partenza, non una scelta opzionale”.
