Al Teatro delle Arti il “Macbeth Circus Show”: se la tragedia shakespeariana si trasforma in un circo grottesco

LASTRA A SIGNA – Il Teatro delle Arti ospita domani, venerdì 27 marzo, alle 21, “Macbeth Circus Show”, lo spettacolo scritto da Paolo Vanacore da un’idea di Gianni De Feo, per la regia dello stesso De Feo, che firma anche una delle interpretazioni in scena. Un’opera visionaria e perturbante che trasforma la tragedia shakespeariana in un circo grottesco dove […]

LASTRA A SIGNA – Il Teatro delle Arti ospita domani, venerdì 27 marzo, alle 21, “Macbeth Circus Show”, lo spettacolo scritto da Paolo Vanacore da un’idea di Gianni De Feo, per la regia dello stesso De Feo, che firma anche una delle interpretazioni in scena. Un’opera visionaria e perturbante che trasforma la tragedia shakespeariana in un circo grottesco dove il potere – nelle sue forme più oscure – è il vero protagonista.

Lo spettacolo (in scena ci sono Eleonora ZacchiRiccardo De Francesca e Gianni De Feo) si articola infatti su due piani che si sovrappongono, dialogano e coincidono in modo grottesco e surreale: quello della realtà e quello della rappresentazione. Le atmosfere della messa in scena richiamano il gusto retrò di un circo senza tempo, con personaggi al limite del grottesco che si scontrano e si accapigliano in un eccentrico delirio di autocelebrazione. Ispirate al decadentismo dell’espressionismo berlinese, le scene e i costumi di Roberto Rinaldi contribuiscono a costruire un universo visivo potente e straniante.

In un gioco metateatrale, due uomini dai trucchi clowneschi recitano momenti salienti della tragedia shakespeariana secondo l’antico stile in cui i ruoli femminili erano affidati ad attori maschi. Il dialogo alterna lirismo e comicità surreale in un ritmo serrato, mentre le musiche originali di Alessandro Panatteri fanno da contrappunto drammaturgico fino a sfociare in vere e proprie esibizioni canore, nello stile di un autentico Show. I tre personaggi vengono caricati stilisticamente fino all’espressione più estrema e assurda della loro follia, per poi essere destrutturati come marionette dai fili spezzati. Il finale non offre vie d’uscita: ciò che rimane è soltanto silenzio. Il testo di Vanacore è l’archetipo dell’ambizione sfrenata e dell’ipocrisia che anima il mondo dello spettacolo, un mondo in cui arte e talento perdono valore a discapito della fama e della smania di apparire. Il Teatro vi appare come un decadente carrozzone che si autoincensa di una grandezza ormai perduta.