SIGNA – “E’ Un fatto molto grave: una famiglia con una situazione già molto problematica, è stata sfrattata a sorpresa alla presenza delle forze dell’ordine nonostante avesse svariate motivazioni a propria difesa contro la procedura di decadenza decisa dal Comune”: a dirlo è Sandro Targetti per la Rete antisfratto area fiorentina, che poi aggiunge: “Ignorate le ragioni dell’assegnataria, a cui sei mesi fa era stato tolto il diritto basilare alla residenza, lasciando così la famiglia senza assistenza sanitaria. A niente sono servite le lettere dell’avvocato, i tentativi e le richieste di incontro del Sunia e della Rete antisfratto area fiorentina con l’assessore Quaresima e con il sindaco Fossi per risolvere la questione in modo positivo ovvero mantenendo l’assegnazione della casa popolare. Adesso questa famiglia avrà un problema in più, oltre a quelli drammatici che già vive, quello di una mancanza di una casa. Ci opporremo con tutti gli strumenti possibili a quanto avvenuto e denunciamo con forza la scelta del Comune di Signa di eseguire lo sfratto senza neppure incontrarci e riesaminare tutta la vicenda: chiediamo con urgenza che la famiglia sia rimessa nella casa popolare e che siano prese in considerazione le nostre proposte”.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore alle politiche sociali, Marcello Quaresima: “In merito alle dichiarazioni della Rete antisfratto area fiorentina, l’amministrazione comunale ritiene doveroso fare chiarezza su una vicenda complessa, al fine di fornire una corretta ricostruzione basata su atti ufficiali e nel pieno rispetto della legalità. Innanzitutto, è necessario respingere con forza l’accusa di avere agito “a sorpresa”. Come dimostrato dagli atti dell’ente, infatti, l’iter di decadenza è stato avviato oltre un anno fa, nel febbraio 2025. Da allora, si sono succedute numerose notifiche, intimazioni al rilascio e comunicazioni, tutte sistematicamente ignorate o non ritirate nonostante gli avvisi di giacenza tranne l’ultima intimazione consegnata nelle proprie mani. L’intervento della forza pubblica è stato dunque l’ultimo, inevitabile atto di un percorso durato mesi, volto a ripristinare la legalità su un bene pubblico”.
E ancora: “L’operato dell’amministrazione non è frutto di una scelta arbitraria, ma di un obbligo di legge. La Legge regionale toscana numero 2/2019, all’articolo 38, è perentoria: la decadenza dall’assegnazione è un atto dovuto in presenza di determinate violazioni, tra cui, come accertato nel caso specifico dai sopralluoghi della Polizia municipale e dei Carabinieri, il prolungato inutilizzo dell’alloggio. Un alloggio popolare non abitato è inaccettabile verso le numerose famiglie in graduatoria che attendono con diritto e necessità una casa. Riguardo alla perdita della residenza, si specifica che la cancellazione anagrafica per irreperibilità (avvenuta nel giugno 2025) è stata la conseguenza diretta dell’assenza prolungata del nucleo dall’abitazione, accertata dagli organi competenti”.
“L’amministrazione e il settore servizi alla persona – conclude l’assessore – hanno sempre tenuto la porta aperta al dialogo, ma la tutela dell’interesse pubblico impone che le proposte di rientro o le mediazioni siano basate su presupposti di sostenibilità e legalità. Accogliere richieste che violano i regolamenti di utenza significherebbe creare un precedente inaccettabile e danneggiare chi, rispettando le regole, attende onestamente il proprio turno in graduatoria. Rimettere nella disponibilità della collettività un immobile non abitato è un dovere sancito dalla legge regionale e dal regolamento d’utenza. I servizi sociali restano a disposizione per gestire le reali emergenze, ma non può esserci deroga alcuna al rispetto delle leggi vigenti. Il nostro obiettivo è garantire che il patrimonio di Edilizia residenziale pubblica assolva alla sua funzione sociale per chi ne ha diritto e ne rispetta le norme di utilizzo. Restiamo impegnati nel supportare le fragilità attraverso i canali dei servizi sociali, ma non possiamo derogare al principio di legalità che la legge regionale ci impone di difendere”.
