PRATO – “In questi giorni abbiamo assistito, sui nostri territori, all’approvazione delle tariffe 2026 della Tari che prevedono ancora incrementi importanti: nello specifico, siamo di fronte al +8% per le utenze non domestiche per Prato che scende al 6,7% per Pistoia come riportato dal piano di Ato Toscana Centro”. Per Cna Toscana centro il quadro che emerge è abbastanza chiaro: “Senza programmazione e impianti continueranno a crescere costi e tariffe anche perché, ad oggi, siamo di fronte all’ennesimo segnale di un sistema che continua a scaricare sulle aziende l’aumento dei costi senza aver ancora risolto le criticità strutturali della gestione dei rifiuti”.
“Le imprese non possono continuare a essere il soggetto su cui ricade il costo delle inefficienze del sistema, – afferma il presidente di Cna Toscana centro, Emiliano Melani – siamo di fronte a un incremento che pesa sui bilanci aziendali in una fase economica già complessa: per questo riteniamo fondamentale che la Regione Toscana eserciti un ruolo di coordinamento e indirizzo molto più forte rispetto a quanto avvenuto finora. Oggi paghiamo le conseguenze di amministrazioni locali che spesso procedono in ordine sparso rispetto al modello di gestione del servizio, senza guardare oltre i propri confini mentre servirebbe una pianificazione collettiva. C’è, inoltre, da valutare senza pregiudizi gli errori compiuti negli anni scorsi e aprire una riflessione seria anche sul progetto della Multiutility, alla luce dei risultati raggiunti e delle sfide che il sistema si trova ad affrontare. Ad oggi sono aumentati solo i costi di gestione senza nessun effetto di economie di scala, con un livello qualitativo del servizio sicuramente non migliorato”.
Alcuni dati, del resto, sono fin troppo chiari: 600mila tonnellate di rifiuti sono state portate fuori regione, con punte del 44% per quanto riguarda l’organico. Per non parlare, poi, del sistema di porta a porta puro rispetto al quale è indispensabile verificare la sostenibilità economica ed i risultati di differenziazione rispetto ai sistemi promiscui. Per Cna Toscana Centro “occorre quindi ripensare l’intero modello organizzativo sui quali i Comuni hanno la diretta responsabilità”.
“Non appare più rimandabile una nuova organizzazione degli Ato – prosegue Melani – visto che Plures fa riferimento a uno solo di essi anziché su tutti e tre quelli presenti in Toscana. Bisognerà, poi, che la politica affronti seriamente il tema dei termovalorizzatori: ci si vorrà investire oppure no, per avere anche effetti positivi per una maggiore produzione di energia che porterebbe ricadute sul territorio? Altrimenti, ogni anno, ci ritroveremo al punto in cui siamo adesso di dover far fronte a continui aumenti della Tari”.
Sulla destinazione degli utili, invece, “ne avevamo già scritto nel documento che abbiamo consegnato ai candidati sindaco di Prato e Pistoia durante la campagna elettorale: è uno strumento che va nella giusta direzione per attenuare l’impatto dei rincari tariffari sulle imprese ma non è risolutivo. In questo quadro, ci sono anche i costi che Plures ha giustificato nel nuovo piano dell’Ato: se è vero che, da un lato, c’è la voce importante del raddoppio degli investimenti sulle previsioni impiantistiche, dall’altro riteniamo che non si possa far pagare a tutti gli aumenti degli ordinari oneri di gestione come i costi energetici e di trasporto. È un tema che riguarda ogni singola attività produttiva: le nostre imprese non li abbattono facendo pagare di più i prodotti ai propri clienti, perché devono subirlo nella gestione di un servizio pubblico?”.
