CAMPI BISENZIO – Passano le settimane, ma il futuro della linea 4.2 della tramvia, quella che dalle Piagge dovrebbe arrivare a Campi Bisenzio, resta sempre incerto. Appeso a un filo forse è dire troppo. Ma dopo quanto affermato da Roma all’inizio di agosto, ovvero “che sul trasporto rapido di massa ci sono già 26 miliardi finanziati e che la priorità è completare le opere già avviate”, le speranze sembrano essere ridotte al lumicino. Chi resta fiducioso è il sindaco Andrea Tagliaferri: “Confermiamo quanto espresso dal Comune di Firenze: abbiamo ricevuto indicazioni positive sul rifinanziamento dell’opera e continuiamo a guardare con fiducia all’iter necessario per consentire alla tramvia Piagge-Campi di partire”. Per poi aggiungere: “È evidente che servirà ancora del tempo, anche in relazione alle risorse disponibili e alle interlocuzioni in corso a livello europeo, ma riteniamo importante mantenere un atteggiamento costruttivo e lavorare tutti nella stessa direzione. Come Comune di Campi continueremo a essere al fianco del Comune di Firenze, perché stiamo parlando di un’opera già appaltata, con un progetto pronto e che rappresenta un’infrastruttura strategica per il nostro territorio e per tutta l’area metropolitana”. Infine un auspicio per il futuro: “Ci auguriamo però che su un tema così importante non si scada nella polemica politica. Crediamo che oggi serva senso di responsabilità e che tutte le istituzioni facciano la propria parte per raggiungere l’obiettivo, trovare le risorse e far partire finalmente un’opera attesa da anni dai cittadini”.
“Il no definitivo ai fondi Pnrr per il prolungamento della linea 4.2 della tramvia si trasforma in un caso politico a Campi Bisenzio. La revoca del finanziamento indubbiamente ha rappresentato “un duro colpo e un’enorme occasione persa per lo sviluppo del territorio, riaccendendo lo scontro politico sulle responsabilità della giunta guidata dal sindaco Tagliaferri”. A dirlo è il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Ernesto D’Agati, secondo il quale “l’atteggiamento passivo mantenuto dall’amministrazione in questi tre anni di governo non è stato casuale, bensì la dimostrazione di un’ostilità preconcetta verso un’infrastruttura strategica, osteggiata unicamente perché ideata dalla precedente amministrazione. Sotto il peso della posizione politica della lista Fare Città, da sempre contraria all’opera, la ha fatto prevalere la propria volontà, sempre politica, a discapito del bene comune e della cittadinanza”. “A rendere il quadro ancora più controverso – aggiunge D’Agati – è la palese contraddizione interna alla stessa maggioranza: in sede di approvazione del Piano operativo, infatti, le forze di governo hanno votato a favore dell’arrivo della tramvia in piazza Aldo Moro, come previsto dal progetto originale. Un controsenso tra i voti ufficiali in aula e le scelte concrete che certifica una linea amministrativa sorda alle reali necessità del territorio”.
Più scettico il segretario del Pd campigiano Alessandro Carmignani: “Di certo non c’è niente, bisogna lavorare tutti insieme per raggiungere un obiettivo che per Campi è troppo importante”, mentre Roberto Valerio, capogruppo di Fratelli d’Italia, Campi domani e Centrodestra per Montelatici, afferma che “la vicenda della tramvia per Campi Bisenzio va ben oltre lo scontro tecnico sui finanziamenti o i tempi dei cantieri; rappresenta un perfetto caso studio di scontro ideologico tra due visioni del mondo e della politica, che si incrociano a livello locale, nazionale ed europeo”. Secondo Valerio, la strategia della giunta comunale risponde a logiche politiche ben precise: “La scelta di non enfatizzare l’interlocuzione con il Governo centrale di centrodestra e di puntare i riflettori sui fondi europei risponde a una precisa dinamica di posizionamento. Vogliono bypassare l’avversario politico e far credere ai cittadini che l’unica strada sia l’Europa. Per la giunta di sinistra, rivolgersi al Ministero significherebbe dover “andare a Canossa2 o meglio umiliarsi profondamente, ammettere pubblicamente un errore e chiedere perdono per la dura sconfitta, mentre evocare l’Europa permette di mantenere la narrazione su un piano ideale, quello della transizione green, coerente con la propria identità, anche a costo di ignorare il realismo dei tempi abnormi e farraginosi dei fondi comunitari”. “La verità – conclude – è che il fallimento della scadenza Pnrr di giugno 2026 è la prova dell’incapacità amministrativa e della assurda cecità ideologica delle sinistre, che non hanno saputo gestire i tempi e non solo”.
