PRATO – A tre anni dall’alluvione del 2 novembre 2023, la commissione consiliare urbanistica, ambiente e transizione ecologica del Comune di Prato ha fatto il punto sugli interventi realizzati e programmati per la mitigazione del rischio idraulico e la manutenzione del territorio. “Il 2 novembre è una data che Prato non può dimenticare. L’alluvione ha colpito profondamente famiglie, imprese e interi quartieri, evidenziando fragilità che richiedono risposte strutturali. A tre anni di distanza, i numeri illustrati oggi dagli uffici comunali testimoniano un impegno importante: 11,3 milioni di euro di opere programmate tra il 2025 e il 2029, 19 stazioni di monitoraggio attive 24 ore su 24 e 878mila euro destinati alla manutenzione nel 2026, contro i circa 300mila del 2024 e i 680mila del 2025”: a dirlo è Francesco Bellandi, presidente della commissione, a margine della seduta dedicata alle attività post-alluvione.
“Fra gli interventi più significativi – aggiunge – figurano le quattro casse di espansione sul Ficarello, per complessivi 2,8 milioni di euro, destinate a ridurre il rischio idraulico nelle zone di Sant’Ippolito e Viaccia, oltre alle opere sul torrente Vella e ai 4,5 milioni programmati per il Canale Emissario e il sistema del Baciacavallo. A queste si aggiungono gli interventi puntuali sul Gorone, a San Martino e a Casale. Il completamento delle opere strutturali comunali entro il 2030 rappresenta un obiettivo di mandato, che richiederà continuità negli investimenti e coordinamento con Regione Toscana, Genio Civile e Consorzio di Bonifica. In questo quadro, il Comune sta intervenendo anche su alcune criticità per le quali il Genio Civile, dovendo rispondere a priorità di intervento diverse su scala territoriale più ampia, ha previsto tempi più lunghi. Una scelta che testimonia la volontà dell’Amministrazione di non lasciare irrisolte situazioni che incidono direttamente sulla sicurezza dei quartieri e mettendosi in prima linea per arginare le criticità. Il nostro interesse è continuare a investire e prenderci cura del territorio, delle persone che lo abitano e delle attività economiche che vi operano. A tre anni dall’alluvione, l’obiettivo è trasformare quella esperienza in una maggiore capacità di prevenzione e protezione. La sicurezza idraulica deve essere una priorità permanente della programmazione pubblica, non soltanto una risposta alle emergenze”.
