PRATO – Risale nel 2025 il saldo positivo tra imprese attive e cessate nei territori di Cna Toscana Centro e malgrado la crisi, nelle province di Pistoia e Prato, si registra una maggiore capacità di affrontare la fase congiunturale negativa. E’ questo il trend che emerge dall’elaborazione dei dati Unioncamere/Movimprese. A livello generale, la diminuzione della mortalità delle pmi negli ultimi anni, dimostra che le imprese artigiane hanno fatto tesoro delle crisi globali e appaiono, oggi, più solide che in passato. Rispetto all’ultimo decennio, il passivo si conferma ancora un dato pesante: in provincia di Pistoia ci sono ben 1.227 aziende artigiane attive in meno, a Prato sono 843. In entrambe le province, la stragrande maggioranza delle attività sono a gestione individuale con un’incidenza complessiva che varia dal 76 al 78%.
Nel corso del 2025, a Prato e provincia il totale delle imprese registrate è salito del +1,30% (33.429) con 2755 nuove iscrizioni a fronte di 2323 cessazioni con un saldo positivo di 432 aziende che fa seguito ai numeri fatti registrare alla fine del 2024 quando il differenziale era di +307 (2410 iscrizioni contro 2103 cessazioni). Per quanto riguarda gli artigiani, però, il 2025 si è chiuso con 9.552 imprese registrate che comprendono le 919 nuove iscrizioni e oltre mille chiusure (1.059 per la precisione) con un saldo di -140 che è in crescita rispetto allo scorso anno. Per quanto concerne le varie categorie, c’è da segnalare un’importante crescita per quanto riguarda le imprese di costruzioni (+13 nel solo 2025), una presenza notevole per le attività di riparazione di computer e di beni per uso personale (155 attive e ancora in aumento) mentre il gruppo più cospicuo sono le 2728 imprese attive nell’abbigliamento con un calo, però, di ben 66 unità nel corso dell’ultimo anno.
Analizzando quanto emerge nella provincia di Pistoia, invece, il totale delle imprese al 31 dicembre scorso era di 30.750 registrate con una lievissima crescita (+0,25%) rispetto all’anno precedente ma nel panorama degli artigiani si registra un differenziale negativo di -43 (525 iscrizioni a fronte di 568 cessazioni), comunque in calo rispetto al 2024 quando questo saldo era di -106. Guardando alle singole categorie, sul territorio pistoiese, c’è un leggero arretramento nel settore artigiano del mobile e fabbricazione di prodotti in pelle e cuoio, mentre cresce il comparto edile con ben 40 iscrizioni in più nel corso del 2025. I dati dei territori di Cna Toscana Centro, fra l’altro, vanno ad incastonarsi nelle stime del Centro Italia che, per quanto riguarda gli artigiani, registrano i decrementi più significativi su scala nazionale se si pensa che il rapporto nati-mortalità è col segno negativo in Toscana (-0,6%), Umbria (-0,7%) e Marche (-0,5%).
“I nuovi dati diffusi da Unioncamere/Movimprese confermano la forte dinamicità dei nostri territori, pur evidenziando le difficoltà che il mondo artigiano continua ad affrontare, – afferma Emiliano Melani, presidente di Cna Toscana Centro (nella foto) – il 2025 ci lascia un segnale incoraggiante: il saldo delle imprese registrate è positivo e, in particolare, la crescita di Prato rappresenta un elemento di grande rilievo. Su Pistoia il comparto artigiano mostra ancora un differenziale negativo che non possiamo ignorare ma registriamo un’inversione di tendenza che lascia spazio all’ottimismo. Per rafforzare questa traiettoria è indispensabile garantire alle imprese un accesso al credito più semplice, una burocrazia finalmente snella e la disponibilità di competenze specializzate nei vari settori, condizioni essenziali per competere e crescere. In prospettiva futura, sapendo di doverci confrontare con trasformazioni profonde come la transizione digitale ed ecologica da sfruttare nel miglior modo possibile, l’auspicio è che il cambiamento principale arrivi dalle istituzioni che devono accompagnare queste evoluzioni”.
“Le imprese possono essere più digitali, – aggiunge – se non le si costringono a dover fare i conti con una burocrazia analogica, così come gli investimenti che sono rallentati da autorizzazioni che richiedono tempi lunghi. Questo per non parlare del caro energia che continua a pesare in modo insostenibile sulle pmi che pagano l’elettricità fino al 50-60% in più rispetto alle grandi aziende: un divario che frena competitività e crescita. Il nuovo decreto bollette, introduce dei minimi elementi di supporto, con misure come il contributo da 90 euro e la riduzione degli oneri per alcune utenze non domestiche, ma non basta: troppe microimprese restano fuori dai sostegni e per questo Cna chiede a tutti i tavoli interventi strutturali sugli oneri di sistema e politiche che riducano davvero il costo dell’energia. Le imprese hanno bisogno di risposte immediate per continuare a competere”.
“La tenuta dell’artigianato su scala nazionale conferma la grande capacità della piccola impresa di adattarsi ai cicli negativi e alle profonde trasformazioni dei mercati – queste le parole del presidente della Cna Dario Costantini – ma, al tempo stesso, evidenzia la necessità di modernizzare la legge quadro sull’artigianato che risale al 1985. La delega al Governo per la riforma contenuta nella legge annuale sulle Pmi rappresenta una grande opportunità per ridare slancio a un comparto essenziale per il Made in Italy».
