Comitato alluvionati campigiani 2023 – Il Racchio: “La politica esca dai palazzi, i cittadini si meritano risposte concrete”

CAMPI BISENZIO – Si definiscono un comitato che “non si arrende al minimo sindacale” e che “pretende risposte concrete”: con questo spirito il Comitato alluvionati campigiani 2023 “Il Racchio” ha depositato in Comune un’istanza dettagliata. Al centro delle richieste “ci sono strumenti fondamentali per la sicurezza di tutti, a partire da un piano di protezione […]

CAMPI BISENZIO – Si definiscono un comitato che “non si arrende al minimo sindacale” e che “pretende risposte concrete”: con questo spirito il Comitato alluvionati campigiani 2023 “Il Racchio” ha depositato in Comune un’istanza dettagliata. Al centro delle richieste “ci sono strumenti fondamentali per la sicurezza di tutti, a partire da un piano di protezione civile aggiornato con vademecum operativi per le fasi di allerta, emergenza e post-evento, l’istituzione di contributi comunali per i sistemi di protezione passiva delle case, sulla scia di quanto già fatto da altri territori virtuosi, l’aggiornamento puntuale delle mappe di rischio e la massima trasparenza sullo stato di avanzamento delle opere di difesa idraulica e sulla gestione del reticolo minore”.

Ma secondo il comitato “il problema più grande e che nessuno vuole affrontare è la continua cementificazione. Continuano a costruire e ad asfaltare, come per esempio nella zona di Maccione, alle porte di Campi, senza capire che ogni nuova colata di cemento peggiora il deflusso dell’acqua. Continuare a caricare il territorio di nuove volumetrie e superfici asfaltate in zone già compromesse, espone costantemente Campi Bisenzio al rischio di trovarsi vanificate le poche opere di mitigazione messe in campo, lasciando i cittadini indifesi alla prossima alluvione. Cittadini che, colpiti dall’alluvione e stremati dalla burocrazia post-emergenza, non hanno avuto il supporto necessario e capillare e l’assistenza dovuta dall’amministrazione più prossima. Lo dimostra il fatto che 30.000 persone sono state colpite, e molte delle quali hanno dovuto arrangiarsi da sole. Soltanto 4.400 hanno fatto richiesta per i contributi B1 per ricevere pochi spiccioli, dopo aver anticipato i soldi di tasca propria per ripristinare almeno il minimo strettamente necessario per vivere”.

Quando finalmente sono stati messi a disposizione i fondi per la ricostruzione, che avrebbero costituito il vero indennizzo per le famiglie, lo sfinimento e la complicazione delle procedure relative al modello B3 hanno scoraggiato chi avrebbe potuto provare a usufruire dei fondi. Il risultato sono state le sole 237 domande totali presentate. Di queste, 199 sono state validate dagli uffici comunali, mentre ben 38 domande sono state dichiarate inammissibili: un numero altissimo, trattandosi di istanze corredate da documentazione tecnica che confermava il danno, respinte unicamente per questioni formali o piccoli dettagli. Perché il Comune, resosi conto dei tempi stretti, non ha messo in atto azioni concrete per aiutare le persone colpite? Perché l’amministrazione non ha assistito i richiedenti (appena 237), che avevano già pagato di tasca propria una perizia asseverata per certificare il danno, aiutandoli a superare i vizi di forma anziché escluderli? Oltre il danno la beffa: è accettabile procurare in questo modo un secondo danno economico, oltre al trauma dell’alluvione?”.

“Quello che a oggi preoccupa di più il nostro comitato – concludono – è che ogni azione messa in campo è sempre il “minimo sindacale”: basta essere in regola con l’iter burocratico e la storia si chiude lì, perpetrando una deumanizzazione che per l’ennesima volta riduce le persone, con le loro storie di vita, a semplici numeri. Non riteniamo sufficiente pensare al futuro con questo approccio, che si parli di prevenzione, di stop alla cementificazione, di ristori o quant’altro. La ricorrenza del 2 e 3 novembre si avvicina, un ricordo doloroso per i campigiani, alcuni dei quali colpiti nuovamente nel marzo 2025, in un anno in cui si celebrano anche i sessant’anni dalla disastrosa alluvione di Firenze. L’auspicio del nostro comitato è che queste date non si trasformino nell’ennesima passerella di commemorazioni di facciata o in vuoti proclami istituzionali. Chiediamo un cambio di passo radicale: che la politica e l’amministrazione comunale escano dai palazzi, smettano di trattare la sicurezza dei cittadini come una “scatola burocratica” e inizino finalmente a considerare la tutela del territorio e la dignità delle persone ferite una priorità non negoziabile”.