FIRENZE – Il prossimo 11 marzo alle 18, presso il Museo del calcio di Coverciano (piazza Fino Fini 1, già viale Palazzeschi 20), sarà proiettato il documentario omonimo realizzato da Massimo Cervelli e Marco Vichi. L’iniziativa, promossa dal Museo insieme al Quartiere 2 del Comune di Firenze, è a ingresso libero fino a esaurimento dei posti. È anche, in questo caso l’appuntamento è alle 17, un’occasione per visitare il rinnovato Museo del calcio, con il biglietto d’ingresso scontato del 50% (6 euro). Firenze, infatti, con il Centro Tecnico Federale di Coverciano, è la casa degli azzurri: il luogo in cui la Nazionale italiana si raduna per preparare i propri impegni internazionali. Una realtà oggi considerata naturale, quasi scontata, ma che è il risultato di un lungo percorso storico iniziato nei primi anni Trenta del Novecento. Nel gennaio 1931 la Nazionale arrivò per la prima volta a Firenze per preparare la partita di Bologna contro la Francia. Come scrisse all’epoca il quotidiano sportivo Il Littoriale, Firenze sportiva ebbe l’onore di ospitare gli azzurri e di vederli allenarsi sul campo polveroso di via Bellini. In quell’impianto la Fiorentina disputava le sue ultime gare prima del trasferimento nel nuovo stadio del Campo di Marte, progettato da Pier Luigi Nervi.
L’arrivo della Nazionale fu reso possibile dal solido rapporto umano e sportivo tra Luigi Ridolfi, padre padrone della Fiorentina, e Vittorio Pozzo, Commissario unico della Nazionale. Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta Pozzo viveva e lavorava a Firenze, dirigendo la filiale locale della Pirelli. Ridolfi, fondatore e anima della Fiorentina, trovò in lui un punto di riferimento fondamentale per comprendere e sviluppare le dimensioni tecniche e organizzative del calcio moderno. In vista della Coppa del Mondo Fifa 1934, disputata in Italia, Pozzo scelse la Roveta, località collinare nel Comune di Scandicci, come sede della fase conclusiva della preparazione. Gli allenamenti si svolgevano allo stadio fiorentino, mentre il ritiro si teneva tra l’alberghetto e la celebre fonte del paese. Dopo la vittoria mondiale, Roveta divenne “la sorgente della vittoria”, entrando nell’immaginario collettivo del calcio italiano. Paradossalmente, proprio Pozzo non amava tornare nei luoghi legati a successi già ottenuti. Pur utilizzando spesso Firenze per i raduni – grazie alla posizione logistica strategica, equidistante da Roma e Milano, e all’efficiente organizzazione garantita dalla Fiorentina – evitò di alimentare un’aura celebrativa attorno a Roveta. Le numerose fotografie dell’epoca ritraggono così i grandi campioni italiani con la maglia viola, testimonianza del legame stretto tra club, città e Nazionale.
Pozzo tornò in Roveta soltanto nel 1939, dopo aver conquistato anche l’oro olimpico ai Giochi Olimpici di Berlino 1936 e il secondo titolo mondiale alla Coppa del Mondo 1938. Nel 1940 Ridolfi entrò nel direttorio federale e propose la creazione di un Centro di preparazione tecnica della Figc, muovendo i primi passi per costruirlo. L’Italia era ormai immersa nella Seconda guerra mondiale, ma nel 1942, divenuto presidente federale, Ridolfi non rinunciò a portare avanti il progetto. Nell’estate del 1943 furono organizzati corsi di formazione per massaggiatori e allenatori, sotto la direzione tecnica dello stesso Pozzo: un primo passo concreto verso una struttura permanente dedicata alla crescita tecnica del calcio italiano. Nel dopoguerra la Nazionale tornò ad allenarsi e a giocare a Firenze. Nel 1949 riprese forma l’idea del Centro di preparazione tecnica, grazie al lavoro congiunto di Ridolfi, del fidato collaboratore Ottavio Baccani e dell’allenatore Guido Ara. Dopo studi, viaggi e confronti con le realtà internazionali più avanzate, maturò la proposta di un Centro Tecnico Federale dotato di impianti moderni e funzionali alle esigenze della Federazione. Nel 1952 fu scelta l’area di Santa Maria a Coverciano come sede definitiva.
In attesa della costruzione del Centro, Firenze continuò a essere la base operativa della Nazionale. Si tornò anche in Roveta, nel maggio 1952, per preparare il prestigioso incontro con l’Inghilterra, e nel 1955 in vista della gara contro la Jugoslavia e della trasferta in Grecia della Nazionale B. Tuttavia, i risultati non furono all’altezza delle attese e quell’ultimo ritiro segnò l’addio definitivo alla località. Nel 1956, per la tournée sudamericana con partite in Argentina e Brasile, il raduno si svolse al Saltino di Vallombrosa, a 1.100 metri di altitudine. La Nazionale faceva riferimento alla Fiorentina campione d’Italia: tutti i titolari, ad eccezione del brasiliano Julinho, furono convocati. Firenze rappresentava allora la capitale del calcio italiano, per strutture, qualità tecnica e competenze. In quegli anni il calcio italiano entrava definitivamente nell’epoca della programmazione. La Nazionale necessitava di una sede stabile; la Federazione di un luogo dedicato alla formazione dei quadri tecnici. Il 6 novembre 1958 fu inaugurato il Centro Tecnico di Coverciano, intitolato a Luigi Ridolfi, scomparso pochi mesi prima. Ottavio Baccani ne divenne il primo segretario e direttore. Con Coverciano l’Italia si dotava della propria “Università del calcio”: una casa per gli Azzurri e il laboratorio permanente in cui costruire i successi futuri.
