CALENZANO – Europa Verde esprime “profondo sdegno per le dichiarazioni pronunciate dalla consigliera di Fratelli d’Italia, Monica Castro, durante il Consiglio comunale del 29 gennaio, in merito al patto di amicizia tra Calenzano e la città palestinese di Jenin”. La consigliera di FdI durante la seduta ha detto che “alle otto di sera il consiglio mi tocca parlare di Palestina che non so neppure dove si trova e non lo sapete neppure voi” e ha aggiunto che “non è un problema che riguarda Calenzano, ma un problema di geopolitica” e che preferisce “zone belle” chiedendosi perché “a Calenzano andiamo da quelli storpi e ridotti male”. A queste frasi l’assessore Marco Bonaiuti ha chiesto con forza rispetto per chi è andato a vedere cosa accadeva in quei luoghi.
“Le frasi riportate pubblicamente, – dicono Egidio Raimondi portavoce provinciale Europa Verde, Silvia Noferi e Paolo Della Giovampaola, esponenti di Europa Verde – nelle quali si afferma che “si poteva fare un gemellaggio con l’Austria, che è ricca” e si domanda “perché dobbiamo andare da quelli storpi, ridotti male, senza casa”, rappresentano un grave scivolamento verso un linguaggio disumanizzante, incompatibile con i valori che dovrebbero guidare chi ricopre un ruolo istituzionale. Schernire una popolazione verso la quale si sta perpetrando un genocidio è un comportamento inumano, che non può trovare spazio nelle istituzioni locali né nel dibattito pubblico di una comunità che si riconosce nei principi costituzionali di solidarietà, rispetto e tutela dei diritti umani”.
“Europa Verde – conclude Europa Verde – ribadisce che i patti di amicizia e i gemellaggi non si fondano sulla ricchezza materiale, ma sulla volontà di costruire ponti, promuovere cooperazione e sostenere chi vive situazioni di fragilità. Calenzano ha una lunga tradizione di impegno civile e apertura internazionale, che non può essere infangata da parole che evocano disprezzo e discriminazione. Ci domandiamo come i rappresentanti di Fratelli d’Italia in Regione Toscana possano accettare tali dichiarazioni da una loro esponente locale. Un eventuale silenzio equivarrebbe a una forma di corresponsabilità politica e morale”.
